Il metal-mezzadro che alleva polli. L’azienda tra i monti di Silvano Virgili

Il “metal-mezzadro” è stata figura rilevantissima di lavoratore marchigiano. Di giorno in fabbrica come metallurgico, nei pomeriggi e giorni festivi nei campi come agricoltore. Grazie a lui, la nostra regione decenni fa è potuta decollare in Italia e in Europa. Un’economia tipica! Ne scriveva spesso, echeggiando gli studi della Fondazione Merloni, il sociologo ed economista Aldo Bonomi.

Silvano Virgili

A Monte San Martino, il paese dei Crivelli, ne ho incontrato uno che questa strada l’ha percorsa per 40 anni. Sopra il lago di San Ruffino, in una sorta di borgo quadrato dove l’erba è tenuta come un tappeto che sembra appena raso, sorge un agglomerato di poche e belle case, una delle quali in pietra arenaria frutto di un sapiente recupero di precedente abitazione risalente al 1808. È lì che abita Silvano Virgili insieme alla moglie Laura. Il metal-mezzadro è lui, per lo meno lo è stato. Silvano è un omone dalle mani possenti e lo sguardo limpido. In gioventù ha fatto parte per tre anni dei Reparti speciali della Polizia, a Roma, per poi tornare a casa e impiegarsi alla “Merloni” di Comunanza. I tempi erano duri. Occorreva ingegnarsi. Però, la terra è stata sempre nel suo DNA, come lo era stata in quello dei suoi genitori, Claudio e Maria Calza. Furono loro a creare un piccolo allevamento di polli. Un allevamento che Silvano ha eredito e sviluppato, prima nel mercato libero, per dieci anni in proprio, successivamente per conto delle aziende Garbini, Arena ed oggi dell’importante gruppo Fileni, tra i maggiori in Europa per la carne avicola di prestigio. La Fileni fornisce i pulcini, il mangime e l’assistenza tecnica. Il sig. Virgili pensa a tutto il resto: mette il suo lavoro, fa crescere il pollo, controlla gli impianti, procede alle pulizie. «Allevare un pollo sembra facile a dirsi, – precisa – ma non lo è. Occorre tanta esperienza e tanta attenzione».

Mentre parliamo annuso l’aria. Non si avverte alcun odore se non quello della bella aria rinfrancante di montagna. Silvano sorride, alla pulizia ci tiene in modo quasi maniacale. Il Rusticanello è il pollo che sta facendo crescere in questi ultimi tre anni, in precedenza era il Galletto golden. Lo alleva all’aperto, quando il tempo lo consente, e non fa ricorso ad alcun antibiotico. Su questo trattamento insiste: niente antibioteci. È la maggiore garanzia! Tre capannoni, ordinati anch’essi come abitazioni domestiche, ricoverano gli animali quando c’è maltempo. Altrimenti, si razzola su diverse spianate verdi e recintate. «La qualità dell’ambiente fa la differenza» mi dice soddisfatto, «se in questo luogo bello ci stiamo bene noi persone ci stanno bene anche gli animali». Il quarto capannone è destinato a parcheggio di trattori e di qualche altro mezzo agricolo. Sì, perché Virgili possiede anche tre ettari di terreno che non coltiva ma usa per raccogliere erba medica e farne fieno.

Quanti Rusticanelli cresce in un anno? «48 mila, ovviamente non tutti insieme. Si va a cicli di tre mesi, compreso il periodo delle disinfestazioni e delle preparazioni per accogliere la nuova nidiata».

Prima di lasciarci, facciamo un altro giro dell’azienda. La mia prima impressione è confermata: luogo bello, bella azienda. Sicuramente buoni polli.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 29 gennaio 2021

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