Fermo. Per un Duomo in alto, anche un sacrista watusso.

Quant’è alto? All’incirca due metri. Tanto che, scendendo le scale a destra dell’altare, deve far attenzione a non incorniciare con testa e spalle lo schermo televisivo posizionato per le funzioni più importanti. Lui è Roberto Zefferini, il nuovo sacrista della Chiesa cattedrale di Fermo. Un esile watusso.

Il 29 novembre scorso è entrato nelle sue piene funzioni raccogliendo il testimone dello storico Alberto Andrenacci, il primo sacrista dopo la ristrutturazione della Cattedrale.

Roberto ha 34 anni, e, a rapide falcate, percorre avanti e indietro le lunghe navate. Sono chilometri quotidiani.

Roberto Zefferini

C’è da pulire, c’è da lucidare il pavimento, rimediare qualche inconveniente, sistemare i microfoni, cambiare le lampadine (Andrenacci ne aveva contate 300, ma forse sono di più). Tra le incombenze, c’è quella di tenere sempre aggiornate le date per matrimoni, cresime, comunioni e varie celebrazioni e iniziative. Sul tavolo della sacrestia, Roberto ha dinanzi a sé un’agenda planning di grandi proporzioni, con parole e numeri evidenziati. Il Duomo di Fermo è il tempio di riferimento per l’intera diocesi. Ma è anche un luogo gettonato dai visitatori occasionali. Nei periodi meno stretti di pandemia non sono mancati i turisti. In queste settimane, poi, si alternano i fedeli per l’adorazione eucaristica voluta da mons. Pennacchio, molti dei quali si recavano nella cappella dell’ospedale Murri, oggi chiusa per il rispetto delle norme anti Covid-19.

Roberto ha compiuto gli studi all’IPSIA di Fermo diplomandosi in elettronica. Di chiese se ne intende. Tra l’altro è priore della Venerabile Confraternita del Santissimo Sacramento di Sant’Elpidio a Mare, la cui sede è nel bellissimo tempio di San Filippo Neri dove si trova la bara del Cristo morto. Alla Confraternita si legò pre-adolescente, grazie a suo padre Maurizio, confratello da sempre.

È oggi anche vice-coordinatore per le Marche della Confederazione Confraternite delle diocesi italiane. In effetti, anni fa, ne è stato anche coordinatore.

Oltre a San Filippo, è legato al Santuario elpidiense della Madonna degli Angeli, che gli piacerebbe tornasse ad esser più conosciuto e più tenuto in considerazione. A fargli amare questa piccola ma inportante chiesa è stato Fulvio Bonfigli, il volontario custode storico che, nonostante i suoi 80 anni suonati, resta il punto di riferimento più importante.

Ringraziato con targa

Prima di diventare sacrista, Roberto ha lavorato per tredici anni al Mulino Orsili di Sant’Elpidio a Mare. Quando se n’è andato, i titolari gli hanno donato una targa con una scritta di ringraziamento «commovente». È stata per lui una grande famiglia e una grande esperienza. «Mi sono stati maestri e mi hanno fatto amare il lavoro».

Tornando al Duomo, gli chiedo di quante chiavi sia fornito. «Non le ho contate, ma se dico: 200, probabilmente pecco per difetto». A conti fatti, sono appena due mesi che è in carica e «ci sono tanti posti che devo ancora conoscere e scoprire». Un ringraziamento oltre all’arcivescovo mons. Rocco Pennacchio e al rettore della cattedrale don Michele Rogante, Roberto lo fa anche al suo predecessore che «per quindici giorni mi ha affiancato facendomi da guida. Un insegnamento importante il suo». Non è un impegno comune quello di Zefferini. Il Duomo spicca sulla sommità del colle del Girfalco. E lo guardano 50 comuni. 50 comunità con gli occhi puntati.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 12 febbraio 2021

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