La buona politica. L’impegno dei cittadini. E l’errore sempre presente. Ne parla Violante in “Insegna Creonte”

Chissà se il neo presidente del Consiglio dei ministri avrà letto “Insegna Creonte”. Probabilmente sì. Un consiglio non richiesto sarebbe quello di indicarlo come dono ai suoi ministri politici (magari anche agli altri) e a tutti i segretari di partito. L’elegante volumetto di 158 pagine, edito da Il Mulino (euro 12,00), è stato scritto da uno che se ne intende. Luciano Violante, già professore di Diritto e procedura penale, magistrato e parlamentare, presidente della Camera dei deputati, ed altro ancora, ha spaziato dalla filosofia alla storia alla sociologia alla psicologia della politica, partendo da un presupposto: l’errore. «L’errore in tutte le sue sfaccettature mi ha sempre interessato, come terreno di caduta della persona, ma anche di sua possibile riabilitazione». Se non c’è la coscienza dell’errore, entriamo nel campo dell’onnipotenza.

Ne trattiamo perché Violante presenterà il suo libro venerdì 5 marzo, invitato on-line dalla Fondazione San Giacomo della Marca, i cui aderenti da mesi stanno facendo un lavoro certosino per riscoprire il senso della politica “alta”, incrociando così personalità anche di altre provenienze culturali ma aperte al confronto e al dialogo. Quello che occorre oggi nel nostro Paese. Quello che ha chiesto il presidente della Repubblica Mattarella. Quello che cercherà di fare Mario Draghi. Previsto anche un breve intervento dell’assessore regionale Guido Castelli, storicamente dall’altra parte della barricata. Quando c’erano le barricate…

Luciano Violante, già Presidente della Camera dei Deputati

Le doti essenziali per un politico, annota Violante, sono «la conoscenza, il rispetto, il coraggio». Capita invece di sentirsi insostituibili, onnipotenti, e arroganti. «I politici meno accorti manifestano un’idea proprietaria delle funzioni pubbliche e si comportano come fossero sciolti da regole». I più accorti, però, si rendono conto che così facendo, quando il potere diventa usurpazione, si è destinati a franare miseramente. Esempi nella storia recente ce ne sono, di più in quella antica. L’ex presidente della Camera ricorre alla tragedia di Sofocle: l’Antigone, lo scontro tra la legge dei padri (naturale?) e la legge degli uomini. Tra Creonte che difende le norme della città e sua nipote Antigone che vorrebbe seppellire – impedita dallo zio – suo fratello Polinice che ha preso le armi contro Tebe e contro l’altro suo fratello Eteocle. Non è un’anarchica, Antigone sente il richiamo degli dei della Terra e il rispetto della morte. Finirà nella dissoluzione di entrambi. Non c’è stato dialogo, né intesa.

E Violante torna sulla formazione politica, che «non è nozionistica; è fatta di educazione a comportamenti rispettosi delle persone, delle opinioni e delle istituzioni». Dove l’educazione si impara «attraverso buoni maestri o attraverso dolorose sconfitte, a volte non s’impara mai».

E c’è la parte del governo e della sua gestione. Due sono i modi che emergono dalla storia: quello di Machiavelli e quello di Tommaso Moro. «Nel pensiero di Machiavelli, – scrive il già magistrato – il leader è un combattente che tende a conformare il mondo alla propria visione», capace di ogni strategia. «Per Tommaso Moro, invece, il leader esercita il potere sulla base di canoni etici, si avvale della persuasione, non dell’imposizione. Per Moro, il fine è nel metodo; per Machiavelli, il metodo è nel fine». Facile scegliere teoricamente tra le due strade: la democrazia garantisce libertà. Però essa «ha bisogno non solo di attori politici maturi, capaci di governare i conflitti, ma anche di cittadini consapevoli dei propri doveri», non dei follower molto ricercati, ma di persone coscienti. Incontrando un gruppo di universitari italiani, l’allora cardinale Ratzinger disse chiaramente che la democrazia (e dunque la libertà) non è conquistata una volta per tutte: va incrementata e difesa ogni giorno.

Violante riporta un esempi di Tocqueville: dinanzi ad un problema, nell’America di quel tempo, si sarebbe costituito un comitato per risolverlo direttamente. Da noi si sarebbe formato un comitato di protesta dinanzi al municipio. Differenza non da poco.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì 17 febbraio 2021

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