Andrea Livi Editore: i suoi primi 50 anni

Un uomo di altri tempi che vive con profondità questi tempi, che li guarda, li giudica e ne scrive e fa scrivere. Di Andrea Livi raccontammo qualche anno fa. Raccontammo degli spazi lindi e ordinati della sua sede a pochi metri da piazza del Popolo di Fermo. Dicemmo di quel suo passeggiare per il centro storico e la via Nuova esattamente come si faceva con le vasche di decenni fa. Sottolineammo quel suo parlare forbito e colto in un’epoca che ha bistrattato le parole. Torniamo a lui perché con il finire del 2020 fanno cinquanta gli anni della sua professione, che è quella dell’editore: Andrea Livi Editore. Mezzo secolo di una attività che è stata una scommessa in una terra importante ma in graduale regressione periferica perché incapace di dar continuità e sviluppare un’eredità storica significativa.

Per questa ricorrenza, Livi ha editato un bel volume di 350 pagine, gradevole nella forma, accattivante nella grafica (qui importante citare l’opera insostituibile della signora Sabrina Sollini), prezioso nell’elencazione dei tantissimi libri proposti. S’intitola Il mestiere dell’editore, dai caratteri di piombo al digitale.

Una frase d’apertura è sintesi dell’opera presente e dell’intero impegno cinquantennale: «I libri forniscono, a chi ha la bontà di leggerli, quanto di meglio e di grande la specie umana sia stata in grado di esprimere». Partendo da questo assunto, dovremmo dire grazie enorme all’opera del nostro editore che ha spaziato dalla poesia alla letteratura, dall’umorismo alla saggistica, dallo sport alla biografia di personaggi importanti per la nostra terra.

Sfogliare oggi l’ultimo nato è compiere un viaggio a ritroso, riscoprendo e ricordando autori rilevanti: da Joyce Lussu a Carlo Ferrrari, da Alvaro Valentini a Pompilio Bonvicini, da Domenico Pupilli a Luigi Mannocchi, da Tiziana Capocasa a Domenico Travaglini. Per citarli tutti occorrerebbe un altro libro.

Ma c’è una cosa che va sottolineata: la passione per la storia, questa storia altrimenti scordata. Non sapremmo dire la percentuale dei libri di storia e storia locale rispetto alle altre pubblicazioni. Ma non adremmo lontano nel sostenere un buon 40 per cento. Ed ecco allora rivelarsi il Livi che la ama come radice su cui si innesta il presente e come sguardo opportuno al futuro. Riportare alla luce il nostro passato è fornire senso e linfa all’operare di ognuno. Dargli senso, significato e prospettiva.

Non è un caso allora che da alcuni anni Livi editi una rivista dagli altissimi contenuti come Marca/Marche. Una rivista che «esprime l’intenzione di ricostruire, partendo dalle peculiarità locali di cui le Marche sono ricche, una articolata visione della regione». In questa nuova avventura, così come sempre ha fatto, Andrea Livi ha chiamato a raccolta studiosi autorevoli provenienti da ambiti diversi, come un vero e proprio mosaico capace di leggere le nostre terre e fornire quella necessaria consapevolezza per guardare avanti. Solo sapendo chi si è e chi si è stati si può procedere sulla strada del progresso equilibrato.

In apertura de Il mestiere dell’editore sono riportati testi di Francesco Pirani, Fabio Mariano, Paolo Petruzzi, Claudio Giovalè, Giocondo Rongoni, Fabrizio Fabi, Giovanni Martinelli, Luigi Rossi, Marco Moroni, Giulio Rufo Clerici, Carlo Verducci e Fabiola Zurlini. Collaboratori divenuti amici.

Adolfo Leoni. Il Resto del Carlino, Sabato 6 marzo 2021

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