La Casa Verde, tra Girolomoni e papa Francesco

Quando, cinque mesi fa lanciai, insieme a Lando, Paolo, Emanuele, David, Sandro, Aroldo ed altri ancora, il progetto della Casa Verde o, meglio, Casa del Creato, mi sono ispirato a due personaggi: a Gino Girolomoni, che ho conosciuto personalmente, e a papa Francesco, di cui sono innamorato anche per la sua enciclica sull’ecologia integrale Laudato sì’.

Stiamo lavorando alacremente a questo scopo. Ora, che si faccia a Magliano di Tenna, alla Pineta sconosciuta che il Consorzio di Bonifica Marche ha concesso al comune grazie all’invio del progetto, o a Piane di Montegiorgio, oppure a San Ruffino di Amandola dove tutto ricorda la bellezza del Creato, o al Santuario della Madonna dell’Ambro, è meno rilevante. Quello che importa è il concetto di trasversalità di cui ho accennato una settimana fa vedendo che al contrario si procede per segmenti paralleli. Ambiti staccati.

Ecologia integrale! ribadisce il pontefice. Che significa: tutto suona all’unisono. Nulla può essere tralasciato: il micro, il macro, l’animale, il fiore, l’arte, la musica, la vita nascente e quella che se ne sta andando. Tutto si abbraccia nel cerchio degli elementi: aria, acqua, terra, fuoco. Con un inizio vertiginoso: la forza verde scaturita da una inimmaginabile scossa creatrice.

Gino Girolomoni

Perché Girolomoni? Perché lui, nel 1976, capì, prima di tutti in Italia, la buona agricoltura (oggi la chiamano biologica, era tradizionale) perché rispettosa dell’ambiente e delle stagioni, legata al cibo, ma anche alle religioni, al ben-essere, alla dimensione spirituale, e a tutto il resto che si diceva sopra.

Lui lo dimostrava concretamente, dopo aver fondato a Isola del Piano (in provincia di Pesaro-Urbino) con la moglie Tullia la Cooperativa Alce Nero il cui marchio sarà più tardi acquisito dalla Coop., aveva proceduto al recupero del vicino monastero di Montebello trasformandolo, in connessione con l’azienda agricola, in un Centro culturale. Un luogo incantevole, suggestivo, artistico nella sua severità. Lo rese punto di incontri con personaggi importanti: da Sergio Quinzio a Ivan Illich, da Massimo Cacciari a Guido Ceronetti, a Paolo Volponi. Voci apprezzate, ma fuori dal coro dell’avanzante politicamente corretto. Mentre sulla scena politico-imprenditoriale-finanziaria emergevano gli yuppies e ci si preparava alle speculazioni in borsa, in quel luogo di stupore si dibatteva di biodiversità, biodinamica, energia alternativa, filosofia, teologia, poesia e musica. Legami. Intuiti ieri, efficaci per domani.

Quando anni fa, a Montegiorgio, lanciammo La Fiera delle Qualità con una sessantina di piccoli/grandi produttori agricoli di gran livello, pensavo proprio a Girolomoni che era morto da poco (2012) e che con i cuochi del Fermano avevo ospitato a Rapagnano, alla Castelletta di Ivo Alessandrini.

Ed in effetti, pur con qualche limitazione di spazi, optammo per l’antico convento agostiniano, sotto arcate medievali e stupendi affreschi. Il bello che doveva e deve abbracciare ogni aspetto: anche il peperoncino, la mela, il ciabuscolo, il formaggio, il pane… ! Sotto gli affreschi della cappella di San Salvatore, discutere di cibo e di vita ha un plus di valore che nessun parallelepipedo di cemento potrà aggiungere.

Lo stesso accadde sotto le volte imponenti della chiesa di San Francesco, sempre a Montegiorgio, quando si riunirono scienziati internazionali per dibattere di salute ed alimenti. Cioè di esistenza, di vita, di cammino verso una meta. Ancora più importante dinanzi alla Storia della Croce, nella Cappella farfense,con Elena alla ricerca del legno della vita (e della morte per rinascere): L’Yggdrasil degli antichi Celti.

Ecologia integrale. Ma uno sforzo ci vuole.

Adolfo Leoni, Il Reso del Carlinto, Venerdì, 12 marzo 2021

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