Le idee degli altri. Giovanni Zamponi: ci salverà la forza d’animo. La poesia come antipolitica per una politica buona

Incede lento, dalla Fermo bassa al Girone. Passo da montanaro e mente assorta. Non lo citiamo perché tra i massimi esperti di Dante, o perché medico di famiglia stimato ancorché ora pensionato. Ricorriamo a lui perché Giovanni Zamponi è uno tra i poeti italiani migliori. E i poeti sono quelli che salgono più in alto, che hanno uno sguardo complessivo, uno sguardo che abbraccia ogni elemento in gioco. La domanda è sul come siamo messi con il Covid, la pandemia, la crisi.

L’«andrà tutto bene» dei mesi 2020, scritto sui muri, cantato alle finestre, urlato dai balconi, non lo ha convinto. È stata un po’ – dice – come una pubblicità ingannevole, un gioco della comunicazione. Un’illusione, alla fine, dimentica del vero fattore mobilitante e resistente: la forza d’animo, che è la capacità di guardare oltre la mera situazione contingente, di alzare gli occhi al cielo, di dare un senso alla vita e all’esistenza. E questa forza d’animo, secondo il nostro poeta, non è più presa in considerazione, «è come si fosse sfibrata, come scomparsa». E pure senza di essa non si può vincere la guerra. La forza d’animo non è il coraggio, spiega, è qualcosa di molto più profondo, «è un vissuto interiore». Però, attenzione!, essa non è stata cancellata. «È solo interrata, nascosta. È come un seme donatoci da Dio che rifiorirà. Come sempre è capitato nella storia». Rifiorirà dalle e nelle piccole cose: nei borghi, nei quartieri, nella natura. Nella bellezza.

Il poeta Giovanni Zamponi

E la poesia, che Orazio definiva più perenne del bronzo, è in prima linea in questa riscossa in quanto essa, al contrario dell’utopia, «è invece eutopia: nostalgia di un buon luogo, nostalgia del futuro. È desiderio». Quindi nostalgia di verità, di trascendenza, di tensione verso qualcosa di più grande. «E chiede la riscrittura delle cose attuali perché se la ragione separa, la poesia abbraccia ogni aspetto, e nulla è tralasciato. Cura la follia del presente immettendovi qualcosa di perenne». In un mondo che corre ed è ora terrorizzato dal suo bloccarsi, il poeta, aggiunge Zamponi, «si attarda, si ferma a guardare». E apre spiragli, anche nel campo della politica. «La poesia diventa antipolitica – precisa il nostro – ma in modo positivo: nel senso di ritrovare la ragione vera della politica». Le motivazioni profonde. E l’esempio non può che essere la Commedia dell’Alighieri. «Dall’inizio alla fine, l’opera di Dante è opera di politica».

Ottimista alla fine? «Fiducioso nel futuro – risponde Zamponi – perché nessuno ce la può togliere la forza d’animo».

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 17 marzo 2021

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