Minori per modo di dire. Veronica: niente guerra tra sessi. Io donna moderna e tradizionale

Veronica non è il suo vero nome. Se l’è scelto per parlare più liberamente. Lo ha attinto al suo bagaglio musicale. Esisteva una Veronique in una canzone in francese. Ha 41 anni, laureata in pedagogia, sposata, tre figli (due femmine e un maschio), abita in campagna lungo la Valdaso già in fiore. Non vuole accendere polemiche ma una certa chiusura femminista non le piace. Cattolica adulta, sul cliché prodiano, dice di aver votato a sinistra, ma la contrapposizione donna-uomo non le va giù. «Non è una lotta di classe tra sessi, non ce n’è proprio bisogno. Specie dinanzi al fenomeno dei femminicidi, che vanno combattuti diversamente». Mentre parla sente la più grande delle figlia (otto anni) che chiama, felice, mentre scorrazza con il nonno sul trattore.

La scrittrice Sigrid Undset

Veronica si sente casalinga e madre. «E senza complessi», dichiara serena. «Avrei voluto insegnare. Poi mi sono resa conto che potevo ben farlo nella mia famiglia». Suo marito è un dipendente di azienda privata. Hanno un pezzo di terra della famiglia di lei e un orto che Veronica coltiva con i tre bambini al seguito, il più piccolo avvinghiato alle sue gambe. «Dico sempre loro di guardare come il seme piantato gradualmente fiorisca». È come l’educazione: «Uno mette la sua esperienza a disposizione dei figli, li guida, li indirizza e poi li lascia liberi. Non sono arrivata a questo terzo stadio, ma sono razionalmente pronta». Le chiedo come definirsi. Risposta: «Una donna moderna che cura il suo corpo, che si fa bella per suo marito, e insieme una donna tradizionale, ancora capace di stendere una pannella, la domenica, e preparare tagliatelle e ragù». Un’occhiata alla libreria, nella grande sala, rivela i suoi gusti. Schierati ci sono i libri di Susanna Tamaro. «È stata lei nei primi anni Novanta – commenta – a lanciare l’allarme riguardo all’emergenza educativa». Accanto c’è La schiena di Parker di Flannery O’Connor, considerata una delle migliori scrittrici americane del primo dopoguerra. Ma è su Sigrid Undset, premio Nobel, che spende due parole in più. Prende in mano il libro Kristin figlia di Lavrans e legge dall’ultima di copertina: «è il grande e minuzioso affresco della vita di una donna, ambientato nel Medioevo scandinavo. Lo proporrei a chi vuole lo scontro donna-uomo. Di unità invece c’è bisogno». E qui tira in ballo il suo regista preferito: Pupi Avati. Presentando il film Il cuore grande delle ragazze, il regista bolognese disse che «le nostre donne sono immense perché capaci di comprendere e perdonare».

Che si mangia oggi per primo? «Spaghetti olio aglio e peperoncino». Anche i piccoli? «Ma dai!!!».

Ciao, Veronica, madre e più che insegnante.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 20 marzo 2021

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