Gente di Campo. L’Oasi suina dei Sibillini. Maiali nel bosco

Claudio Cozzi è perito agrario, Andrea Passaretti è ingegnere, Nico Sandri impiegato. Sono tutti parenti. E tutti e tre amanti dell’agricoltura, degli animali, della campagna. Così, a fine 2018, hanno dato vita all’Azienda agraria Oasi suina. Il luogo prescelto, a Montefortino, è ancora una volta contrada Regattola.

In effetti, i tre soci hanno ereditato idealmente quello che era un allevamento familiare. Maiali che si crescevano per i bisogni di casa e poco altro. Loro lo stanno sviluppando, pur rimanendo, come dice Andrea, «un allevamento artigianale», fatto cioè di pochi capi: una trentina in tutto. Ma con specificità particolari: suini allo stato semi brado. Vivono all’aperto, scorrazzano liberi nel bosco delimitato da una recinzione che serve a proteggerli dagli animali selvatici.

Nel bosco mangiano radici e ghiande, come ci si sfamava un tempo. Sono in continuo movimento per cui ne deriva una carne più consistente, più soda. Se poi ci mettete che gli antibiotici sono banditi dall’Oasi, il quadro di qualità è completo. Certo, il prodotto costa un tantino di più rispetto al consueto. «Questo perché – spiega Andrea – il nostro maiale mangia di più (un 40%) e, pascolando in continuazione, pesa di meno dei maiali standard. Però la clientela ha capito», nel senso che qualche euro di differenza garantisce sicurezza e salute.

La razza allevata non è quella del maiale rosa. È un incrocio invece tra la razza rustica e la Mora romagnola, che è stata recuperata nelle Marche all’inizio degli anni 80. Neppure manca l’incrocio con la famosa Cinta senese.

Il terzetto si ispira al sig. Fausti, di Norcia, che alleva il Cinturello.

I maiali vengono venduti vivi ai clienti (privati, macellerie), anche se ultimamente l’Oasi sta sviluppando una produzione propria di salami, salsicce e lonze. Il laboratorio ancora non c’è. Per cui ci si affida alle migliori macellerie del territorio.

Tra i progetti in cantiera di questa giovane azienda ci sono proprio la costruzione di un laboratorio per realizzare e stagionare prodotti in proprio, e la valorizzazione del lardo.

Oltre che ghiande e radici, i suini dell’Oasi mangiano la farina che arriva dai campi dei parenti, dove vengono coltivati orzo, mais e favino. Terreni che si trovano, oltre che a Montefortino, a Smerillo e Comunanza.

I titolari

Fino ad ora problemi con lupi e cinghiali non ce ne sono stati riguardo ai maiali. Diverso il discorso invece per le zone del seminativo. C’è una cosa che Andrea tende a sottolineare: da noi gli animali vivono bene.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 26 marzo 2021

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