Welfare di Comunità. “Un patto coalizionale” è quel che ci vuole. Parola di Aldo Bonomi

Aldo Bonomi è sociologo ed economista, oltre che firma autorevole di importanti quotidiani. Più volte ha visitato le Marche sud per incontri e convegni. Tempo fa ha vergato un pezzo sulla rivista Vita, interessante mensile nazionale del no-profit, riguardante le iniziative prese nell’area ascolano-sambenedettese, che potrebbero fornire spunti per altre zone marchigiane. Bonomi commentava positivamente i primi risultati ottenuti, ad esempio, dalla Bottega del Terzo settore nata ad Ascoli Piceno nel dicembre 2016, con sede nell’ex cinema Olimpia, su spinta della Fondazione Carisap, e il metodo aggregativo usato.

La Bottega del Terzo settore, come scrivono i suoi responsabili, è «un’associazione, nata per costruire un sempre più forte welfare di comunità nel piceno e valorizzare il terzo settore. È poi un luogo di incontro: spazi di coworking, aree e attrezzature multimediali, sale per riunioni e formazione, connessione rapida e senza fili alla rete, servizi di segreteria organizzativa, orientamento e informazione, consulenza gestionale e di co-progettazione».

Bonomi ha precisato che «non siamo di fronte a quelli che abbiamo chiamato distretti sociali, ma ad un progetto sociale di coalizione di area vasta». Un metodo che consente di guardare oltre e «dove non si resta trincerati dentro le rispettive “oasi”, ma si incomincia a capire che l’identità non sta solo nei soggetti ma nelle relazioni». Un po’ quello che è accaduto a Matera «dove il sociale è stato chiamato ad alzare lo sguardo in occasione del grande evento della Capitale europea della cultura». Si intravede, dice Bonomi, un «patto coalizionale», anzi: uno sviluppo del «sociale coalizionale». Che significa una alleanza trasversale tra soggetti diversi, «inedite coalizioni tra una molteplicità di attori»: la Fondazione Carisap, l’Università Politecnica delle Marche, la diocesi, la rete del commercio equo e solidale, imprese di livello internazionale. Un blocco dialogante, dalle terre alte sino alle terre di mare, che può concretamente aiutare quell’area vasta che dai Sibillini scende sino all’Adriatico. Un territorio, scrive ancora il sociologo, «contrassegnato da una densa spiritualità, e dal radicarsi dell’eredità rinascimentale delle “virtù civiche”». È l’Italia di mezzo che Robert Putman definiva l’Italia più Italia.

Un processo importante che ha bisogno per consolidarsi di una sempre più stretta «coalizione tra diversi attori». Un esempio da seguire.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 31 marzo 2021

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