Civile Società. Le antiche Confraternite linfa per quelle nuove. Sono 73 quelle della diocesi di Fermo

Mi hanno sempre colpito le Confraternite religiose. Le vedevo sfilare a Corridonia, Monte Rubbiano, Montegiorgio, Fermo, Sant’Elpidio a Mare, e via elencando, in occasione di processioni importanti, il Venerdì santo in specie. Mi colpiscono gli abiti che hanno un sapore di antico e di buono. Le Confraternite nascono soprattutto dopo la Controriforma come aiuto vicendevole per superare le prove decisive dell’esistenza: la malattia e la morte soprattutto. La città di Fermo ne aveva diverse sul finire del Cinquecento, addirittura una degli «albanesi» e un’altra della Pietà. S’occupavano degli immigrati, del trasporto dei defunti, dei carcerati, dei condannati a morte. Ed oggi? Oggi le Confraternite operanti nell’arcidiocesi di Fermo sono 73, «segno – commenta l’arcivescovo Rocco Pennacchio – di una presenza laicale viva e ben radicata nella tradizione».

Chiesa di San Filippo a Sant’Elpidio a Mare

Le rilanciò il 27 Novembre 2002 mons. Gennaro Franceschetti quando istituì la Commissione Diocesana per le Confraternite. Fu poi la volta di mons. Conti, nel 2015, ed oggi di mons. Pennacchio che in data 7 Ottobre 2020 ha nominato don Andrea Bezzini, parroco di San Lorenzo a Montecosaro, delegato diocesano per le Confraternite. Operano da Grottazzolina a Gualdo, da Montecosaro a Moresco, da Morrovalle a Petritoli, da Ponzano a Rapagnano, Civitanova Monteleone, Amandola… Lungo sarebbe l’elenco. Molto attive quelle di Sant’Elpidio a Mare che, in tempo di restrizioni, hanno allestito, in occasione della Pasqua, nella superba chiesa di San Filippo il “catafalco” e le statue processionali del Venerdì Santo.

Festa religiosa a Cerreto, prima del Covid, con la Confraternita

A Fermo sono presenti quelle della Sacra Spina, delle Santissime Trinità e Sant’Anna, di Santa Monica, due del Sacramento, del Pianto, della Pietà (arciconfraternita).

Ma che fanno? In primo luogo non si chiudono in se stesse. Si formano alla vita liturgica-devozionale e alla «vita caritativa, con opere che hanno superato il vaglio del tempo».

Certo, i tempi sono cambiati, mi dice un responsabile, per cui occorre restare saldi nella propria tradizione ma dando vita a nuova forme di carità: compagnia alla gente sola, assistenza agli anziani, aiuto ai poveri. Un esempio minimo e pure importante: a Montegiorgio, dov’è attivissima La Misericordia, i confratelli hanno portato fiori al cimitero per conto di chi non poteva andarci. E poi ci sono i giovani da avvicinare. «Ma con la concretezza e non con i discorsi». E gli abiti? «Sono la nostra identità, la visibilità e il nostro riferimento».

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 1 aprile 2021

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