La Fattoria della lana. Dove? A La Rocca di Montefortino

Ancora una volta in montagna alla scoperta di chi sceglie un’altra vita e un’altra economia. Come Giulia Alberti e suo marito Alessandro Vittori, una coppia giovane. Sono loro a tirare avanti la Fattoria La Rocca che prende il nome dalla località dove insiste: la Rocca di Montefortino. Sono fermani. Ma nel 2016, qualche tempo prima del terremoto, hanno acquistato casa e terra in quel borgo stupendo dei Sibillini, per crescere, spiegano, i figli Anna e Matteo «in un contesto piccolo e più sano possibile».

I nostri protagonisti: Giulia e Alessandro

E poi per fare cosa? Tante cose… Il giorno in cui ci parliamo, giornata di neve, è nato da poco un agnellino. Lo hanno ribattezzato Frio. È con le pecore infatti che hanno iniziato la loro attività. Era il 2018, quando nasce l’azienda agricola. A disposizione hanno solo tre ovini e un rapporto con Silvia Bonomi che alleva la sopravissana, una razza italiana di pecora domestica nata dall’incrocio tra pecore di razza vissana e arieti merinos francesi di razza Rambouillet, «donati dal popolo di Francia al Papa, e distribuiti nelle allora masserie papali nel corso del XVIII secolo».

Sanno poco o nulla di pecore. Ma imparano rapidamente, per passione e per necessità.

Intorno a La Rocca, hanno costruito un sentiero ribattezzandolo Il sentiero del filato, perché, spiegano, attraversandolo «si può osservare come nasce un filo di lana dall’animale da cui proviene, passando per l’orto delle piante tintorie, fino ad arrivare al museo i cui attrezzi sono tutti funzionanti». Insomma, Giulia e Alessandro allevano una decine di pecore certificate, curano l’orto delle piante tintorie e filano la lana. Quella degli ovini, sicuramente. Ma anche quella dei cani. Anzi, quest’ultima è stata la prima spinta, quando ancora risiedevano a Fermo. Capitò che un educatore cinofilo siciliano chiese loro di realizzare un filato con i peli del proprio cane. Fu il primo lavoro. Così ebbe inizio la trasformazione del sottopelo in gomitoli di morbidissima lana di cane. Successivamente è arrivata la lana di pecora.

Il 19 febbraio scorso, è uscita sul mercato, «dopo giorni di duro lavoro, prove, errori e studio» la tanto desiderata Lana dei Sibillini: la Sibillana.

In una casetta tutta in legno, Giulia e Alessandro hanno creato il ricovero degli animali, un piccolo laboratorio all’avanguardia per la filatura e il museo della lana. La fattoria è aperta ai visitatori, Covid-19 permettendo, e i nostri sono pronti ad insegnare il mestiere a chi volesse imparare.

Intanto, in giro per La Rocca, a far buona guardia, pensano due bellissimi cani pastori abruzzesi.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 2 aprile 2021

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