Il Vaccaro che finanziò il conventino del Santuario della Madonna dell’Ambro

Uno sguardo alla Capitale, in attesa di poterla di nuovo visitare e attraversare! Ebbene, lungo «le strade della città papale», come recita una guida turistica, in Vicolo delle Bollette, nei pressi di piazza Colonna, ai numeri civici 6-7-8, si legge una scritta: Vaccheria Serafini, Caffè e latte. La Vaccheria era nota per lo smercio diretto del latte. Latte che si mungeva al momento e si offriva alla clientela. Non era un caso isolato. Nell’antico Vicolo delle Vacche, «un intraprendente vaccaro, – come scrive Antonio Venditti – alla fine del ‘500, fornì il primo esempio di vendita diretta dal produttore al consumatore, aprendo una bottega-stalla ove mungeva le mucche per vendere il latte agli acquirenti». Un esempio che aveva fatto scuola.

Perché ne parliamo oggi? Perché il titolare della Vaccheria Serafini era marchigiano. Anzi, esattamente, era nato e cresciuto a Montefortino per poi stabilirsi, come tanti corregionali, a Roma, per lavoro. E che cosa aveva portato nella Capitale? Antonio Serafini aveva portato quella che era la tradizione dei Sibillini: l’allevamento delle mucche, il latte e i suoi derivati. E aveva fatto fortuna. Non solo, ma la sua azione avrebbe determinato la nascita di generazioni di gelatai marchigiani nella Città eterna

L’antica Vaccheria di Roma

Ma Serafini fece anche di più. Rimasto strenuamente legato alla sua terra di origine, il Vaccaro aveva una particolare attenzione al santuario della Madonna dell’Ambro. Ci andava da bambino con i parenti, ed era colpito da quella Madonna apparsa ad una pastorella. E andandoci anche da adulto, nei periodi in cui faceva ritorno a Montefortino, si era reso conto di due problemi: la strada dissestata e la mancanza di adeguata ospitalità per i pellegrini. Problemi che però si potevano risolvere. Così, facendo ricorso alle proprie finanze, fece costruire, per poi donarlo ai frati, il conventino addossato alla chiesa. Prima però, sostenne le spese per una sistemazione della via d’accesso, strada poi migliorata successivamente negli anni che vanno dal 1967 al 1973.

Il Vaccaro Serafini

Un bell’esempio, non solo di mecenatismo, ma di sussidiarietà scaturente da un’attenzione particolare alla propria terra.

Oggi, il Santuario della Madonna dell’Ambro è il secondo più visitato dopo quello di Loreto. L’estate scorsa, dopo mesi di confinamento, sono state migliaia le persone che hanno di nuovo raggiunto il sacro edificio dell’Ambro.

Ed è bello ricordare allora un Vaccaro che diede del suo per attrezzare la Casa di Dio. E quella degli uomini.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica 4 aprile 2021

Una risposta a "Il Vaccaro che finanziò il conventino del Santuario della Madonna dell’Ambro"

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  1. Condivido una riflessione che mi è sorta spontanea vedendo l’alert delle fake news legate al covid-19 associato al post con il tuo articolo pubblicato sulla pagina FB del Santuario della Madonna delll’Ambro
    Buona Pasqua
    Mauro Tomassetti

    L’ALGORITMO DI FACEBOOK TRA VACCHE, VACCARI E VACCINI ANTI COVID-19
    Da qualche mese Facebook ha attivato un’utile funzione che, tramite un algoritmo, ricerca nei testi pubblicati la presenza di termini “virus”, “covid-19”, ”vaccino”, … per mettere in guardia i navigatori superficiali, cioè la maggioranza, dal pubblicare notizie che potrebbero essere false o fuorvianti.
    Una funzione veramente utile in un’epoca di fake news spacciate come vere.
    Come diceva Umberto Eco, “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.
    Succede però che anche le migliori intenzioni passano attraverso le strade sconnesse della realtà e finiscono per inciampare in qualche sasso o qualche buca.
    Dev’essere successo qualcosa del genere all’algoritmo di Facebook, è riuscito mettere in allerta l’incauto lettore di una bella storia di un “vaccaro”, originario di Montefortino (FM) scritta dal bravo giornalista Adolfo Leoni, come se fosse un pezzo scritto da negazionisti e complottisti.
    Sempre più aspetti della nostra vita oggi sono affidati ad algoritmi a cui ci affidiamo o siamo costretti ad affidarci fideisticamente, l’importante è non delegare quelle funzioni che ci sono proprie e fondamentali, intelligenza, pensiero critico, sentimenti.
    Per il momento vale la pena di leggere la bella storia di vita e di generosità del “vaccaro” di Montefortino.

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