Quel quid che riaccende la voglia di fare. E, prima di tutto, di essere

Ne I Cori da La Rocca, T. S. Eliot scriveva che l’uomo sogna «sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’esser buono». Dove il «buono» non è un sentimento dolciastro ma un moto dell’animo. Quel punto focale che irradia la spinta a costruire.

Da persone diverse: laiche e cristiane, ultimamente arrivano sollecitazioni ad andare oltre le regole specifiche che sino ad oggi hanno governato la politica, l’economia, la società. Per cogliere invece il nucleo sorgivo dell’azione umana.

Nei suoi auguri pasquali, l’arcivescovo di Fermo mons. Rocco Pennacchio ha scritto tra l’altro: «Se ci fidiamo di Cristo, se ne facciamo esperienza come fratello e amico vivente, nulla, nemmeno la pandemia, potrà separarci da Lui e toglierci la speranza di rialzarci, rinascere, risorgere. Rialzarci dalla prostrazione, dal dolore, dalla palude dello scoraggiamento, per ritrovare il gusto della vita e delle relazioni con gli altri». Il riferimento al «fratello e amico vivente» credo sottenda l’incontro e la presenza con una comunità operante. Qualche giorno dopo, su Il Corriere della Sera, l’arcivescovo di Milano mons. Delpini, riguardo alla pandemia, domandava: «Quando diremo le parole belle, buone, che svelano il senso delle cose? Se il tempo è tutto dedicato alle cautele, a inseguire le informazioni, quando troveremo il tempo per pensare, per pregare, per coltivare gli affetti e per praticare la carità? Se l’animo è occupato dalla paura e agitato, dove troverà dimora la speranza?».
E Massimo Recalcati su La Repubblica negli stessi giorni:
«…fare risorgere la vita collettiva delle istituzioni, ridare ad essa piena dignità, coltivare il senso profondamente democratico della rappresentanza, restituire valore al conflitto politico come conflitto delle idee e non come denigrazione morale dell’avversario, riconoscere che la poetica delle istituzioni non coincide con l’organizzazione dello Stato, ma è una forza che pervade interamente la comunità, che le stesse parole che noi usiamo istituiscono la vita e ci rendono responsabili ogni volta del valore etico di questa istituzione». L’otto aprile, in conferenza stampa, il Presidente del consiglio Draghi ha usato i termini «coscienza» e «fiducia». A significare che c’è qualcosa che è oltre l’economia, oltre la burocrazia, oltre la gestione del potere. C’è un di più che può predisporre al cambiamento della nostra società. Ignorare questo quid, significa amputare l’umano e le sue dinamiche.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 14 aprile 2021

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