Corsi di formazione digitale per imprenditori maturi e nuovi sbocchi per l’ITI Montani di Fermo. Le proposte di Alberto Marziali

Ai politici regionali in visita ai territori dell’entroterra fermano, Alberto Maria Marziali, titolare della Ommag arredamenti di Sant’Elpidio a Mare, ha detto: «I ristori economici alle aziende sono necessari, ancora più necessaria sarebbe l’attivazione di corsi per conoscere a fondo l’uso dei nuovi strumenti: da Linkedin a Facebook, a Google». Una necessità soprattutto per gli imprenditori più maturi, che hanno ancora tante idee e voglia di fare ma che non sono nati digitali. E poi, c’è l’immagine da curare.

Così lui, davanti al suo stabilimento, ha fatto costruire un enorme compasso con tanto di matita pendente, alto sei metri e mezzo, in acciao. Simbolo del lavoro e della creatività. E richiamo costante per le migliaia di automobilisti di passaggio lungo la Mezzina.

Alberto Maria Marziali

Se poi lo chiamassero a dare una mano al suo vecchio istituto, Marziali arriverebbe di corsa. Perché dall’Istituto Tecnico Industriale di Fermo – come ancora lo chiama – dovrebbe ripartire il riscatto del territorio. Ne è convinto da sempre. E lo ribadì davanti all’allora presidente di Confindustria Marcegaglia. Alla folta platea di imprenditori marchigiani, molti dei quali usciti dall’ITI o figli di ex studenti ITI, lanciò alcune proposte che ancora oggi ritiene valide. La prima riguarda il titolo. Sarebbe ora di mutare quel perito, un po’ menagramo,in qualcosa di diverso. Ricorda che, fresco di studi, insieme ad altri nove colleghi, entrato come progettista all’Alfa Romeo di Milano, non aveva nulla da invidiare ai tecnici tedeschi. Anzi: il contrario, erano i tedeschi ad ammirare gli italiani. Solo che i teutonici erano ingegneri e i fermani solo periti. Non più perito, allora, ma ingegnere diplomato. Seconda proposta: portare l’Istituto industriale sotto l’egida del Ministero dello Sviluppo economico «per collegarlo direttamente al sistema produttivo». Terza: la creazione della figura dell’ingegnere calzaturiero. «Non un calzolaio specializzato, – precisa – ma qualcosa di molto più sofisticato: una figura con approfondite conoscenze nel campo del pellame, chimica, informatizzazione, lavorazioni computerizzate, disegno tecnico e design». Per una specie di Ars Sutoria School Montani.

Ci sono poi le officine. Renderle Museo va bene ma occorrerebbe anche un po’ di esperienza manuale, perché « gli studenti di penna e di lima» capiscono meglio il funzionamento dei futuri reparti e saprebbero essere migliori «capi e istruttori di maestranze».

Infine, rendere i laboratori tecnologici di supporto alle attività industriali. Insomma, una scuola perno per un nuovo sviluppo.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 28 aprile 2021

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