Democrazia partecipata? Soggetti popolari cercansi disperatamente. I casi del sud Marche

Ve li ricordate i vecchi partiti popolari? C’erano quello Comunista, la Democrazia cristiana, il Socialista, il Movimento sociale italiano. Poi, i più piccoli: liberali, repubblicani, socialdemocratici. I più grandi attrezzati con sezioni, segretari, quadri murali, ciclostili, assemblee.

Settimanalmente, i consiglieri regionali o i rappresentanti politici ai livelli maggiori si incontravano in sede con gli iscritti ma anche con chi la tessera non ce l’aveva.

Ricordo diversi politici democristiani e comunisti fermani uscire sfatti dalle notturnissime dei confronti con la gente. Dibattiti accesi. E ricordo gli onorevoli marchigiani, Antonio Grilli su tutti, girare come trottole per Marche. E ricordo i comizi del rossissimo sindaco di Falerone Remo De Minicis. Gracchiava sintassi, ma il cuore dei partecipanti s’accendeva di speranza alle sue parole di speranza.

Il vecchio capo di Servire il Popolo, Aldo Brandirali, una volta mi disse: «Quando andavamo in Sardegna ad incontrare i minatori del Sulcis-Iglesiente parlavamo del carbone, dello sfruttamento capitalistico, della Cina di Mao, degli USA». Del mondo intero. Si approfondiva. Malinconico ricordo del tempo che fu? Ma l’oggi degli influencer è migliore? Oggi è un tweet, una foto, una ovvissima e ripetitiva dichiarazione televisiva, un ufficio stampa ben attrezzato e qualche collega a tirar la volata. Un riferirsi alla pancia, alla velocità, e alla pigrizia. Da una parte, la classe politica (ma non va generalizzato) arroccata su se stessa, dall’altra monadi solitarie, e dall’altra ancora gruppi di potere consolidato come corporazioni richiedenti.

«La democrazia – ha scritto Luciano Violante – ha bisogno non solo di attori politici maturi, capace di governare i conflitti, ma anche di cittadini consapevoli dei propri doveri». Dove però non basta essere da soli. Ed ecco allora l’impellenza di nuovi soggetti popolari, di nuovi corpi intermedi capaci di studio, elaborazioni, e proposte. Che non vogliono sostituirsi alla politica ma offrirle spunti originali.

Dal sud Marche stanno nascendo casi interessanti, presi a modello anche in ambiti nazionali. Il Centro studi Carducci, la Fondazione San Giacomo della Marca, La Bottega del Terzo settore, il Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea, solo per fare alcuni nomi. Poi, alcuni festival che hanno sempre proposto idee originali: il Festival dell’Appennino, Le Parole della montagna. Il punto critico però sta nella ricucitura tra le proposte di base e l’attenzione della politica a coglierle.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 5 maggio 2021

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