Civile Società. Il cuore antico e ospitale della Fondazione Sagrini

All’esterno, l’edificio della Fondazione Sagrini onlus, in viale Trieste a Fermo, sembra austero. Tutto cambia una volta dentro. Colorate le pareti, colori accesi, simpatici disegni. Ce n’è uno, con una ragazzina che sembra volar via portata in alto da un grumo di palloncini. Un altro raffigura una montagna e un sole: la montagna è dura da scalare, ma il sole dà speranza.

Non so quanto valgano artisticamente, ma capisco che valgono molto sotto un profilo umano. Colei che li ha disegnati lo ha fatto l’ultima notte di permanenza al Sagrini, lo ha fatto per dire grazie a quanti le sono stati vicini, come educatori, come amici, come famiglia. Questo è il cuore della Fondazione presieduta da padre Sante Pessot. Ne parlo con Laura Censi, educatrice e coordinatrice delle tante attività. Una storia secolare che si adegua al tempo senza tradire l’origine: aiutare le donne, le giovani, i loro bambini. Affrontare le loro difficoltà, ricostruire vite dignitose.

Così è la Casa di accoglienza femminile che ospita donne maggiorenni in situazioni di disagio sociale e/o economico. Così è la Casa di Mamre, avviata nel 2009, come casa alloggio per gestanti e madri con bambini, risposta immediata ad emergenze di varia natura. Oggi vivono lì 5 mamme con 12 minori. Hanno bisogno di tutela e protezione. Hanno bisogno soprattutto di ritrovare se stesse e di riprendere in mano la propria vita. Ed ecco allora gli incontri e il lavoro con gli educatori: oltre a Laura, Alessandra, Loredana, Joanna, Justin, Lorenzo, Elisabetta, Fabian, Sarah, e Riccardo Sollini, il responsabile.

Una frase campeggia sul muro di un pianerottolo. È di Massimo Gramellini. Recita: «Se vuoi fare un passo avanti devi perdere l’equilibrio per un attimo». Come dire: a volte, occorre buttarsi, osare.

Come Casa Betania che sorge in un’altra ala dell’edificio. È stata avviata a marzo del 2020, inizio pandemia. Ospita donne con problemi economici: persone sfrattate da casa, con lavoro men che precario. Ospita due mamme con sette figli e due giovani sole. Sono in semi-autonomia. Gli educatori le seguono solo al mattino. Possono uscire, possono organizzare la propria giornata. C’è solo da rispettare qualche regola di orario.

E non è finita. Da due anni è entrata in funzione anche Casa Bebe, dal nome di un ragazzino che ha segnato la comunità. Accoglie minori da zero a 17 anni.

Salgo i diversi piani.Visito le stanze: ordine, pulizia. Il clima è sereno. Ogni piano ha la sua cucina e il suo refettorio comune. Si torna a vivere. A vivere bene. Insieme.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 20 maggio 2021

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