Le Idee degli Altri. O il raccordo con i soggetti popolari o l’influenza degli influencer. La classe politica ha bisogno di una svolta

Più volte, in questa rubrica, abbiamo toccato il tema dei corpi intermedi e dei soggetti popolari. Li abbiamo scovati di nuovi nel nostro territorio, li abbiamo raccontati. Continueremo a farlo.

I soggetti popolari si legano strettamente ad un altro tema che ci è caro: quello delle comunità. Caro non solo a noi. Perché da tre anni a questa parte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha perso occasione per sottolinearne l’importanza se non addirittura l’essenzialità. Ora sullo stesso tema è sceso in campo il vice presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato.

Giuliano Amato

Lo ha fatto con un editoriale pubblicato sulla rivista Vita, organo del Terzo settore. «È ormai da molto tempo che – scrive Amato – nella diagnosi dei mali della nostra società, ed anche delle nostre istituzioni, ha un posto preminente l’indebolimento delle formazioni intermedie: dalla famiglia nei rapporti privati, ai partiti e sindacati in quelli collettivi e pubblici». Affievolita la loro presenza, è emerso «il populismo, che soffia su quelle delusioni e unisce all’insegna di sentimenti contro…». Con tutte le negatività che ciò comporta: una deformazione della democrazia. E proprio per questo urge la ripresa di corpi intermedi e soggetti popolari capaci, come si evidenziava nel disegno dei Padri Costituenti, «di educarci a comporre il nostro interesse individuale con quello delle collettività». Non lobbies dunque che lavorano per sé, ma realtà che indirizzano al bene comune. Realtà, specifica Amato, «via via più ampie, delle quali ci saremmo trovati a far parte: la famiglia, la scuola, l’associazione, sino alla stessa collettività statale».

Ed è proprio questo che è venuto a mancare alle istituzioni, «perché manca a chi è immesso in Parlamento avendo alle spalle la sola vita individuale…». Ciò comporta che «nulla sanno delle interazioni attraverso le quali si mette a fuoco il bene comune e si forma attorno ad esso il necessario consenso». Per cui, «mancando di collegamenti solidi con la società, la politica ne cerca il consenso attraverso i comunicatori, i quali le suggeriscono i messaggi che più facilmente riescono ad ottenerlo. Ma questo non porta al bene comune». Che fare? Amato lancia una proposta: che il Terzo settore, che lavora con il concetto di tener conto gli uni degli altri, concorra alla «provvista del personale politico…». Senza dimenticare però di far crescere ed incrementare proprio i soggetti popolari.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 26 maggio 2021

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