Mons. Pennacchio: La Politica non è uno “schifo”. Ricominciare dalla Dottrina sociale della Chiesa

Un pomeriggio a parlar di Dante. Del «pellegrino pensoso», capace come nessuno di legare l’alto cielo alla bassa terra. Iniziativa dell’Azione cattolica introdotta dal dr Patrizio Borsoni.

Nel dialogo tra il dantista dr Giovanni Zamponi e l’arcivescovo di Fermo mons. Rocco Pennacchio si toccano i temi dell’Incarnazione, della misericordia, dei maestri, della Vergine Maria. E si affronta anche quello degli scandali e del potere. Mons. Pennacchio non si sottrae. «Il problema del potere è quando diventa abuso. Abuso che è foriero di altri abusi anche di quelli sessuali. Ne è la radice. Ed è la perversione del proprio servizio e della propria identità. Basterebbe che noi presbiteri, noi vescovi andassimo a rileggerci le domande che ci vengono poste il giorno dell’ordinazione quando ci viene richiamato sia la retta intenzione per cui abbiamo scelto questa strada, sia il servizio al popolo di Dio senza esser guidati da interessi umani». Clericalismo e carrierismo sono da aborrire, dice monsignore, ma attengono alla natura umana. «Per cui sarà difficile – riconosce – sconfiggerli se non attraverso una ascesi importante, soprattutto nostra, come ministri del culto». Arriviamo alla politica (l’Inferno dantesco è pieno di dannati politici). «Dobbiamo riconoscere che come chiesa abbiamo qualche responsabilità… Non crediamo che la formazione alla politica abbia la stessa dignità di una formazione catechistica, biblica, spirituale».

Cita la Dottrina sociale della chiesa per dire che è rimasta una cenerentola. Marginale. Ma oggi c’è qualcosa di nuovo. Papa Francesco spinge per un nuovo impegno. Lo si avverte dalle ultime encicliche. «Spinge i cristiani a guardare il mondo da un altro punto di vista, non del proprio ombelico, ma della socialità, del bisogno; spinge ad incarnare il Vangelo nella vita comune, sociale, politica». Un’ammissione: «Per tanti anni, noi per primi, abbiamo pensato che la politica invece di essere una forma di alta carità, fosse una attività schifosa… Abbiamo contribuito a creare questo modo di pensare». Così i cristiani impegnati sono stati lasciati soli, «non volevamo contaminarci». Una separazione è avvenuta, non una distinzione. È urgente cambiare, dice mons. Pennacchio: «riscoprendo la Dottrina sociale della Chiesa, facendo lievitare una forte sensibilità verso il bene comune, stando vicini alle persone impegnate in politica, offrendo un orizzonte ampio della formazione dove per spirituale non s’intende semplicemente spiritualismo». Educare cioè al bene comune! Alla comunità. Alla comunione.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 9 giugno 2021

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