La campagna dei Brandi: buone culture e vecchi cammini

Marco Brandi ha 38 anni ed esercita la professione di psicologo. Non so se junghiano, freudiano, lacaniano… Non era questo il mio interesse. L’interesse di questa rubrica era invece di coglierlo nelle ore fuori dallo studio. Quando se ne sta in campagna, quando pulisce vecchi sentieri, quando passeggia con suo figlio Tommaso di sei anni insegnandogli i primi rudimenti da guida naturalistica.

Marco collabora con suo padre Mauro (titolare dell’impresa) e sua madre Maria Pia a gestire e rilanciare l’azienda agricola Brandi di via Poggio a Santa Vittoria in Matenano.

Il luogo è di una bellezza unica tanto che l’ex capo della Protezione civile Bertolaso, ha scelto di prenderci casa. Lo si trova sulla sinistra salendo verso la cittadina dalla strada che viene da Servigliano, una collina che digrada verso il fiume Ete.

Mauro Brandi al lavoro

L’azienda, anche se non in queste forme, ha una storia che proviene dal nonno Nazzareno Brandi.

Otto ettari di terreno: colture e bosco, gestiti entrambi, ricchezze entrambe.

Ci sono l’orto con le sue verdure, l’uliveto con le sue piante di leccino (sono ancora poche, usate per ricavarne un olio d’uso poco più che casalingo); ci sono quattro filari di vigna, «tradizione di nonno Nazzareno – spiega Marco – che abbiamo voluto preservare e puntiamo a rilanciare»; poi ci sono gli alberi da frutta: mele (anche la Rosa dei Sibillini), pesche, fichi, ciliegi e peri. La signora Maria Pia trasforma i frutti in ottime composte.

Non lo dico io, lo dicono quei gruppi di studenti, di appassionati del trekking, di famiglie con bambini al seguito che attraversano i sentieri che Marco ha sistemato. Perché qui sta l’intuizione: poche ma buone produzioni e proposte di cammini all’aria aperta. Il nostro psicologo ha riaperto due antiche vie che transitano accanto alla sua proprietà. Significa che ha falciato erba, estirpato arbusti, apposto staccionate in legno per la sicurezza. Una via consentiva ai residenti vicino all’Ete di raggiungere Santa Vittoria in Matenano, un’altra, agli stessi, di arrivare a Servigliano.

Ora Marco le ha proposte, come si diceva, a gruppi organizzati i cui membri poi, distesi sui prati, all’ombra delle roverelle, assaggiano le bontà aziendali. E qualche esperimento di vita primitiva la si può anche compiere. Come quando agli scolari è stato insegnato ad accendere il fuoco con le pietre focaie. «Il mio guadagno? Far rivivere queste terre. Farle amare». Il resto si vedrà. Parola da strizzacervelli.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì 11 giugno 2021

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