A caccia di idee per il Fermano: dalle fiere artigiane alle Case per anziani nei borghi

Sere fa. Uno zoom è ancora accettato. In collegamento una quindicina di giovani: età media 25 anni. Le provenienze sono diverse: da Servigliano a Monte Giberto. Il tema è: Idee per il Fermano.

Non è stato facile metterli insieme. Neppure rompere il ghiaccio. Pian piano l’imbarazzo si scioglie. Lorenzo è figlio di artigiani. Suo nonno era falegname, suo padre restauratore. Lui studia all’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Pensando ai suoi, dice: «Oggi tutti si riempiono la bocca di borghi. Ok. Ma che ci mettiamo dentro? Perché non una fiera dell’artigianato di qualità?». Gli chiedo di dettagliare. «Penso che una volta l’anno, a giugno o settembre, sarebbe utile chiamare a raccolta gli ultimi artigiani e gli studenti delle Professionali per allestire una fiera/mostra nei centri storici minori: Monte Leone di Fermo, Monte Vidon Combatte, Francavilla d’Ete, Torre di Palme, Petritoli, Magliano di Tenna… Una fiera simultanea: stesso giorno luoghi diversi. Un modo per addizionare bellezza e saper fare. Un richiamo anche turistico. Non nego le difficoltà, ma se il Fermano non comincia a pensare in grande, non so che futuro possa avere».

La piazza di Alteta

Sui borghi ha qualcosa da aggiungere Lidia, universitaria di medicina a Milano, in questi giorni a casa. È figlia di un piccolo imprenditore che opera nel settore degli accessori calzaturieri. «Le cose della calzatura non vanno bene. Mio padre ha pensato di riciclarsi nell’ambito dell’accoglienza anziani. A lui piacerebbe che alcuni borghi, come Alteta, venissero trasformati in una sorta di casa d’accoglienza diffusa: un piccolo appartamento per ogni coppia, e poi, una mensa comune, un luogo di aggregazione, un ambulatorio e una piazza. Ma non un ghetto per vecchi. Il massimo sarebbe che ci fossero intorno anche famiglie giovani con bambini». Gli fa eco Marco, prossimo ingegnere informatico. «Credo che, con una lungimirante politica di infrastrutture telematiche, si possa lavorare bene da casa. E credo anche che le giovani coppie non amino più le grandi città. E preferiscano i centri minori. C’è solo da prepararsi».

Annamaria fa parte di una compagnia teatrale dilettanti. Non le dispiacerebbe diventare professionista. «Restare qui, in provincia, però preclude opportunità, non tanto di lavoro quanto di conoscenza e rapporti iniziali». Quindi? «C’è necessità di promuovere occasioni di incontro. Canali locali capaci di dialogare con i circuiti nazionali. Attirare talent scout».

E la politica? Silenzio.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 16 giugno 2021

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