Luciano Scafà. Un ristoratore tra i libri

Mentre scrivo, sicuramente sta accarezzando uno dei suoi 500 libri antichi. Ma non solo quelli: nella sua libreria ne spiccano altri 585 che raccontano delle cucine internazionali dal 1600 al 1900. Non è detto però che non stia ammirando le oltre quattromila cartoline e stampe che ritraggono il Fermano com’era.

Luciano Scafà dinanzi ai suoi libri antichi

Lui è Luciano Scafà, classe 1944, nativo di Grottazzolina, da sempre a Porto San Giorgio. Un personaggio eclettico: albergatore, ristoratore, operatore turistico, animatore culturale, scrittore, collezionista. Probabilmente dimentico qualcosa. Figlio d’arte – suo padre Davide (tornato dall’Argentina) e sua madre Pierina erano cuochi provetti, ristoratori apprezzati, celebre il brodetto – Luciano è dottore in Scienze turistiche. Dopo il diploma all’ITI Montani, s’era iscritto, in effetti, ad Ingegneria. Poi la vita cambia: c’era bisogno di dare una mano al Ristorante Davide. Così Luciano lascia Bologna e torna ad indossare la giacca bianca del cameriere nell’aziendina di famiglia. Lo aveva fatto anche prima, durante le scuole inferiori e superiori, insieme a sua sorella Anna Maria. Il curriculum di Scafà è sterminato. Solo qualche accenno: è stato fondatore dell’Ordine dei Ristoratori Professionisti Italiani Discepolato Caterina de’ Medici, presidente dell’associazione Alberghi e Turismo del Comprensorio fermano, sommelier professionista, Cavaliere della Repubblica, vincitore della Coppa d’oro per la Gastronomia Internazionale, protagonista di numerose interviste RAI, insignito di riconoscimenti francesi, etc. etc.

La Festa del Doge. cui Scafà diede un apporto significativo

Se la professione di albergatore e ristoratore gli proviene dai genitori, quella del collezionismo ha una origine diversa con una svolta decisiva. Nel 1974 Luciano scova nella biblioteca della contessa Stelluti-Scala un libro di cucina del 1791. S’intitola Il Cuoco maceratese di Antonio Nebbia. Uno scrigno cui ispirarsi. A partire dai vincisgrassi che il Nebbia chiama però Pincisgrassi situandoli due decenni prima dell’attribuzione onoraria al famoso generale Alfred von Windisch-Graetz. Tra le iniziative prese e proposte, è da ricordare il gemellaggio tra le città di Porto San Giorgio e Biograd Na Muro in Jugoslavia. Durante la guerra Serbo-Croata (1994), insieme ad altri volontari, Luciano provvide a raccogliere ed inviare ingenti quantità di derrate alimentari e vestiario a quei popoli sofferenti.

Ora, in pensione dopo aver condotto per quasi 30 anni il David Palace Hotel, sta pensando ad una mostra, a un libro… e a tante altre iniziative ancora.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 19 giugno 2021

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