Il ritorno dei maniscalchi

La parola non è certo musicale: mascalcia. Decisamente strana e inusuale. Evoca però un’arte nobile: l’arte della ferratura degli zoccoli di equini (ed anche dei bovini), evocando l’immagine e l’odore della sulfurea bottega del maniscalco.

I cavalli stanno tornando protagonisti della Terra di Marca. Per cui anche il maniscalco avrà un suo ruolo ed un suo peso.

Ne parliamo perché è in pieno svolgimento il corso di Operatore di mascalcia finanziato dalla regione Marche. Un corso di 600 ore. Consistente e sicuramente impegnativo

Blacksmith anvil to work with photojournalists in action.

La locandina è molto più esplicativa del sostantivo: una pinza, un’incudine, un ferro di cavallo rovente, un martello. E poi, 15 partecipanti con tanto di tutor: Maurizio Piergallini dell’associazione CLAAI. In queste settimane sta terminando la parte teorica, tra l’altro molto articolata. Si va dall’orientamento al mondo del lavoro e bilancio delle competenze all’autoimprenditorialità, dalla gestione delle postazioni e attrezzature di mascalcia alla conoscenza del cavallo (andatura, interferenze, anatomia del dito e dello zoccolo) sino a cenni riguardanti la veterinaria. E qui entra in campo il dottor Roberto Cesoni, indiscussa autorità veterinaria.

La parte pratica e quella degli stages insistono invece sulla rimozione del ferro di cavallo, la ferratura semplice e in emergenza, quella correttiva e terapeutica, la gestione in sicurezza delle lavorazioni con uso di attrezzature complesse e le fonti di rischio. La parte pratica verrà svolta presso l’Ippodromo San Paolo di Piane di Montegiorgio. Previsto anche un esame finale, superato il quale sarà rilasciato un attestato/qualifica professionale di Operatore di Mascalcia (il maniscalco). A detta degli organizzatori, il maniscalco «figura in uscita al termine del percorso formativo, costituisce una figura professionale che in ambito equestre ha saputo conquistare un ruolo decisamente fondamentale grazie al prezioso e insostituibile contributo del suo operato». Lo scopo è dunque quello di promuovere e far riscoprire un «antico mestiere rivitalizzandolo, al fine di creare opportunità lavorative e d’impresa per i giovani». Lo spazio di manovra esiste. Ed anche la tradizione lo sottolinea: i nostri antenati Piceni erano grandi allevatori di cavalli.

Chissà che non abbia ragione Lorenzo il Magnifico quando faceva dipingere da Andrea del Verrocchio, sul suo stendardo, il motto Il tempo sta tornando. E anche certe professioni.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, 26 giugno 2021

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