Cammino la Terra di Marca. Proposta: riproporre la Festa del Doge

Una nave d’oro solca il mare Adriatico. Silenziosa. Veloce. Insegne importanti la contraddistinguono. Il Leone di san Marco sventola sui pennoni. Gli ufficiali hanno vesti eleganti, ancora più eleganti quelle della delegazione di stato.

È il Bucintoro, la nave dei dogi della Repubblica Serenissima. Ha preso il largo da Venezia, raggiungerà il porto di Fermo. A scortarla pensano quattro galee armate di tutto punto.

Il prof. Vittorio Girotti nei panni del Podestà-Doge Ranieri Zeno

Dal Duomo di Fermo, dopo aver lasciato il suo palazzo, accompagnato da armigeri, musici, notabili e popolo, come in una giornata di gran festa e un pizzico di malinconia, s’avvia verso la costa un uomo dai lineamenti alteri. Tra poco i due momenti si salderanno in un unico evento. Le barche si avvicinano al pontile, i remi si alzano, la delegazione prende terra mentre il podestà di Fermo tocca l’arenile e sale la passerella che lo condurrà a bordo. Dal Bucintore e dalle galee si eleva un canto ed un saluto. Lui è Ranieri Zeno, veneto, da quasi un anno podestà di Fermo ed ora eletto doge di Venezia, la massima carica della Repubblica marciana.

Era il 1253. Un fatto memorabile che capiterà ancora nella storia: altri veneti, podestà di Fermo, saranno proclamati doge. Un evento che, a distanza di sette secoli, la Terra di Marca ha riproposto, nella sua eccezionalità e nella sua originalità.

Per quattro anni, dal 1995 al 1998, quell’episodio storico è stato rappresentato vedendo insieme i comuni di Porto San Giorgio e Fermo, e coinvolgendo la Regata Storica veneziana, dunque il comune di Venezia, la Cavalcata dell’Assunta di Fermo, la Contesa del Secchio di Sant’Elpidio a Mare, il Torneo di Castel Clementino di Servigliano e l’Armata di Pentecoste di Monte Rubbiano. Uno spettacolo. Ma non effimero, perché calato nella storia e nella memoria. Vero, quindi più emozionante.

Furono diversi i protagonisti di quella riproposizione in costume. Il primo fu il prof. Renato Desidery, autore tra gli altri dell’illuminante volume La Patria Adriatica-Storia di una comunità. A Porto San Giorgio per vacanza, – era il 1993 – ne parlò con Luciano Scafà, gestore dell’albergo dove il prof. risiedeva. Le amministrazioni comunali contattate furono tiepide. Poi, ad entrare in campo fu Silvio Sebastiani, presidente dell’Azienda di Cura e Soggiorno sangiorgese. Il lavoro fu duro. L’opera di convincimento non semplice. Ma, alla fine, la Festa del Doge si fece. E fu un successo. Lo fu e potrebbe esserlo di nuovo perché raccontava, e racconterebbe, una pagina della nostra storia.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 27 giugno 2021

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