Le Idee degli Altri. Tignium era un territorio, Falerio Picenus una città. Le ricerche di Mario Liberati

L’enigma è stato risolto? Probabilmente sì. L’enigma è quello che riguarda Tignio o Tignium. Era forse una città prossima al fiume Tenna: il Tine etrusco, il Tinniom piceno, il Tinna romano? Una città poi fagocitata da Falerio Picenus capitale della media valtenna voluta da Ottaviano per i suoi legionari?

Non è proprio così. Tignium era una grande area che si stendeva lungo e accanto al fiume, un territorio ampio, abitato da molto prima che Roma fosse, e dove, in una sua porzione, Falerio Picenus fu fatta crescere e sviluppare.

Lo scrittore Mario Liberati

Uno approfondito studio ha cercato di spiegare l’arcano. Lo ha condotto Mario Liberati, storico locale, dove locale non significa di serie B, ma colui che indaga la micro-storia, quelle micro-storie che, composte insieme, danno luogo alla grande storia.

Dunque, nel numero 25 dei Quaderni montegiorgesi, presentato domenica 20 giugno a Montegiorgio, Liberati offre la sua versione. E probabilmente quella definitiva. Lo fa dopo un lunghissimo, pesantissimo, ma anche soddisfacente impegno di ricerca e una lettura caparbia quanto vigile dei testi antichi: il De Bello Civile di Giulio Cesare, le Epistolae ad Atticum di Cicerone, i Codici della Biblioteca Medicea Laurenziana, quelli della Biblioteca Apostolica Vaticana.

Li ha scovati, letti, tradotti, ci ha ruminato sopra ed è arrivato alle conclusioni: Tignio era un territorio, non una città, invece Falerio Picenus una città lì costruita su una porzione di Tignio. Non una sovrapposizione.

C’era bisogno di questa ricerca? Sì, per due motivi: il primo, per sciogliere il nodo del rapporto tra la città voluta da Ottaviano e il territorio invece molto più ampio dove sorgeva la civitas che ne occupava solo una piccola porzione. In secondo luogo per rimediare ad una interpretazione tendenziosa – Liberati parla di fake news – per cui Tignio altro non sarebbe stato che Iguium, cioè Gubbio, cittadina umbra. Un travisamento che inizia a cavallo del XVI secolo con Agostino Steuco, filologo e vescovo, nativo proprio di… Gubbio. Travisamento continuato da altri ricercatori che hanno attinto a cattive fonti, hanno letto i testi con distrazione, non conoscevano i luoghi, hanno copiato da chi aveva già copiato male.

Un punto fermo, allora. E possibilità di riposizionare a Montegiorgio, sotto un San Giorgio armato di lancia e trafiggente il drago, una scritta evocativa quanto veritiera, di appartenenza ad una Terra Felix: Genus antiquissimi Tigni. Gente dell’antichissimo Tignio.

A meno che un altro studioso…

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 30 giugno 2021

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