Gente di Campo. L’agricoltura di oggi e quella di ieri. Il prospero Piceno

Crescono nel fermano le piccole aziende agricole create dai giovani. Giovani laureati, che conoscono le lingue, hanno una cultura alta e che innestano novità (punti d’assaggio e vendita) e strategie (uso sapiente dei social) nelle loro realtà senza nulla togliere alla qualità dei prodotti. Sono nuovi agricoltori che si ispirano anche all’antica tradizione agricola picena. E che chiedono di conoscerle più profondamente. Due gli inviti recentissimi a scriverne. Ok. Lo faccio riprendendo in mano i libri degli storici. Sintesi essenziale quella del prof. Giuseppe Michetti. Tito Livio racconta dell’abbondante frumento, e dei numerosi generi di esso, che colpirono Annibale di passaggio in questa nostra terra. Dal grano il pane, magnificato nell’epigramma 46 di Marziale: «Picentina ceres niveo sic nectare crescit. Ut laevis arrepta sponcia turget aqua». Come dire: il pane piceno si gonfia di bianchissimo nettare, come una spugna si gonfia di acqua. Poi, ci sono le pere, le mele e le olive. Ne parlano Plinio, Orazio, Giovenale. Marziale afferma di più: non c’è banchetto importante e che si rispetti che non inizi e termini con le olive picene. Non a caso anche oggi conosciute in tutto il mondo. Un altro record è quello della carne suina, la cui lavorazione nella nostra Terra Felix risalirebbe a 3000 anni fa. A Marziale venne sicuramente l’acquolina in bocca descrivendo le salsicce picene (Filia Picenae) «confezionate in corone di profumata carne suina».

La porchetta era anche il cibo che, in occasione della Cavalcata dell’Assunta, veniva offerto alle delegazioni delle terre amiche. Non ho mai capito perché gli amministratori fermani non abbiano mai pensato a farne una denominazione comunale.

Grande attenzione era riservata anche alla pecora adriatica che, Michetti scrive, «aveva un pregio maggiore di altre, perché secondo alcuni, figliava due volte l’anno».

E del vino vogliamo parlarne? Lo facciamo dire a Tito Livio, traducendolo: «… quella ricca e fertile regione (il Piceno), rianimava i soldati con vini invecchiati che là abbondano, medicando perfino gli zoccoli dei cavalli». E Plinio aggiungeva: «I vini dell’Adriatico, quello prodotto a Pretuzio e Ancona, e quello, della stessa qualità, prodotto da Palma, si chiamano Palmesio».

Che aggiungere? Che torni l’abbondanza di un tempo!

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì 2 luglio 2021

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑