Cammino la Terra di Marca. Un fiume, un sentiero, un uomo

Un incontro a Servigliano per parlare de Le Grandi storie d’amore della Terra di Marca. Poi, una corsa all’Oleificio Miconi, al punto vendita rinnovato, annusando la bruschetta che Massimo Miconi prepara per i visitatori di passaggio. Ed ancora, uno sguardo ad un ulivo che Giovanni Miconi attesta con orgoglio trattarsi di albero con quattro secoli di vita sul fusto.

Ma non solo. Ad un paio di chilometri dall’Oleificio e a poche centinaia di metri dall’imbocco per Castel Belluco, si scorge una stradina bianca e, tra i cespugli e le foglie verdi, s’intravede la vecchia casa del Consorzio di Bonifica. Scendo a piedi. L’edificio è in vendita. A prima vista non sembra troppo malmesso, forse un po’ soffocato questo sì. Mentre lo circumnavigo, mi arriva dal basso un tintinnar di campanelle. Probabile gregge sulle rive del fiume Tenna. Rifletto che oggi la transumanza è per tratti di strada molto brevi. I camion su cui caricare gli ovini hanno preso il posto del lungo e faticoso procedere a piedi. E anche i bivacchi sono automaticamente scomparsi.

Quei bivacchi intorno ai quali i vecchi pastori recitavano a memoria oppure leggevano – chi poteva – passi dell’Eneide e del Guerin Meschino. I libri erano detti di pellicceria, perché acquistati con il baratto degli agnellini.

Scendo ancora, incrociando una stradina ben battuta che taglia il mio sentiero. Arrivato sulla sponda del Tenna, constato che il fiume non c’è quasi più. Qualche pozza stagnante e un filo d’acqua a scorrere più in là. Trovo uno spazio all’ombra ed estraggo dallo zainetto la lettera enciclica Spe salvi.

Il dr Sandro Totti

del papa emerito Benedetto XVI. Mi aveva colpito un passaggio: «La vita – scriveva l’anziano pontefice – è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro e in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza». Se i libri non ci interrogassero, andrebbero buttati al macero, non servirebbero. Quale è stata una delle mie luci? Il cervello connette più dei tirannici algoritmi. «Sandro Totti», mi rispondo. Che riposa a qualche chilometro da qui: camposanto di Servigliano. Uomo integerrimo, di gran fede, ottimo primario medico, di una inimmaginabile sensibilità per i bisogni altrui. L’ultimo suo messaggio fu una lettera vergata dal letto d’ospedale. Aveva visto i miei documentari sulle Marche del sud. «Bisogna amarla tanto, questa terra». Concludeva così…

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 4 luglio 2021

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑