Cammino la Terra di Marca. Il Respiro dei vulcanelli

«Nell’altra vita sono stato un cantastorie. Un bardo in quella precedente. Raccoglievo l’eco dei millenni e ne facevo leggenda. Fummo Umbri e Piceni. Capaci agricoltori e allevatori. Di cavalli, di bovini, di maiali. Fummo l’ultimo popolo italico che difese la sua libertà contro le aquile romane. Poi le aquile ci perdonarono e volammo con esse. Secoli più tardi arrivarono i monaci. E il lavoro non fu più maledizione. E la preghiera scandì la giornata di ognuno. E le campane parlarono il nostro linguaggio…». È iniziata così, domenica l’altra, con questo racconto la camminata verso i vulcanelli, la terra che gorgoglia qui, a Monteleone di Fermo, più che altrove. Palpita, ed è a suo modo il respiro della natura. E respiro è il termine 2021 del Festival Parole della Montagna cheda Smerillo, quest’anno, ha abbracciato anche Monteleone. Appuntamento mai scontato.

Dunque, Monteleone, mattino presto. Il sole ancora ci grazia. Ritrovo sotto la torre esagonale. Siamo una quarantina. Molti sono arrivati per tempo dandosi appuntamento al balcone. La vista è incredibile. La montagna è lì, quasi a portata di mano.

Il pirotecnico sindaco Marco Fabiani consegna un cappello grigio perla con il logo del suo municipio ed un braccialetto dal rosso un po’ sbiadito. Si parte e non subito per i vulcanelli. Il sentiero è dolce. Le querce ancora diverse. Mi sembra di vedere i maiali della comunità nutrirsi di ghiande. Accadeva secoli fa. Oggi la soia ha preso il sopravvento sconvolgendo l’equilibrio del mondo.

Guardo quelle piante che resistono: quanti pellegrini avranno visto passare e ristorato! Quanta allegria in questi campi ben tenuti, e anche quanta sofferenza. Mi viene da pensare che l’albero è una traccia della presenza dell’uomo, con un’unica differenza: l’uomo un giorno se ne andrà mentre l’albero resterà. A meno che la barbarie non intensifichi il suo nulla. Allora è tempo di raccontare della Viriditas, quella forza verde impressa al creato dal suo Creatore.

La piccola chiesa dove ci fermiamo è quella della Madonna di Loreto, costruita nel 1663, probabile testimonianza di una via di pellegrinaggio verso la Santa Casa lauretana.

Ora si risale. Ed eccoci ai vulcanelli. Tocchiamo la creta. Il fango s’è solidificato. Fa molto caldo. Il sindaco ne rivela gli effetti benefici. Dall’ippodromo san Paolo di Piane di Montegiorgio vengono a prelevarlo perché cura efficacemente gli zoccoli dei cavalli. E intanto sono un richiamo. E un respiro per il piccolo paese.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 11 luglio 2021

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