Artigiani Veri. Sleppissime: le sacche di Milena

Una sequenza di foto su facebook e instagram: una pineta, qualche raggio di sole che penetra i rami bassi, e come frutti pendenti, una serie di borse dai colori più diversi: arancio, rosso, rosa. Più che borse sono sacche: ampie, capienti. E allegre. Lei è Milena Pagliuca, l’ideatrice, dal sorriso cordiale, simpatico come le sue creazioni.

Quando la chiamo – ed è mattina presto – è già al lavoro nel suo piccolo laboratorio casalingo di Campiglione di Fermo. Una stanza piena di stoffe, tele, lane, gomitoli, macchine per maglieria.

Lei non butta nulla, tiene tutto stivato, perché tutto può tornare utile. E la riprova è proprio di questi mesi. Ad inizio seconda pandemia, Milena non può stare senza far nulla a casa. Forse le risuonano ancora le parole di mamma Fernanda quando, lei piccola, le chiedeva: «Che fai? Non fai niente». Così, prende le stoffe di cui è «maniaca», le tele, gli attrezzi, e in una giornata realizza una sacca da viaggio. Tutta per sé. E, soprattutto, capace. «Io nella borsa ci voglio portare ogni cosa che può essermi utile».

Mentalità che le viene da lontano. Quando aveva cinque anni, mi racconta, mandata a letto nel pomeriggio a riposare, riempiva il lettino di tanti oggetti e sognava di essere su una zattera dove ogni cosa era indispensabile.

Milena Pagliuca a lavoro

Dunque, realizza la sacca. La indossa. Esce di casa. Le amiche gliela vedono: «Ma che bella? Dove l’hai presa? Piacerebbe anche a noi…». «Ah sì? – riflette Milena – Eh, allora, posso iniziare una piccola produzione». Per ora è solo un hobby, poi si vedrà. In poco tempo, da marzo scorso ne realizza 15, specie da mare: si va verso la bella stagione. Gli abbinamenti sono quelli dettati dal suo gusto che trovano quasi sempre corrispondenza tra i richiedenti. Manca solo un dettaglio, importante. Manca un marchio, manca un nome, una identificazione. «E se le chiamassimo Sleppissime?». Neologismo? Forse no! Suo marito Tonino ricorda di aver sentito qualcosa del genere da militare, una provenienza finlandese. E poi c’è l’amico Nanni che suggerisce questa soluzione.

La parola suona bene. Piace. Approvata! Ora Milena la usa. E il marchio si diffonde. Lei però ha i piedi ben piantati a terra. «Farò un passo alla volta, senza voli pindarici. Vedremo»

Intanto, il primo successo è quello di sentirsi «libera», di fare ciò che le piace e che piace.

D’altronde, ha sempre amato il lavoro manuale e creativo. A dieci anni andava a lezione da una ricamatrice e le zie erano tutte sarte. Come dire: la sleppissima era predestinata.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 15 luglio 2021

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