Civile Società. Resilienza: Giovannino Guareschi ci dice che…

Una vecchia casa di campagna ristrutturata, tra Ponzano e Monte Giberto. Una stalla adibita a cucinone. Un gruppo di amici. Una quindicina tra architetti, ingegneri, professori universitari, docenti di scuola superiore, artigiani, imprenditori. Si ritrovano di tanto in tanto. Si scambiano idee, propongono e fanno letture. Venerdì sera era il Fermano sotto osservazione: la crisi irreversibile delle calzature, la fuga dei giovani cervelli, una difficoltà a trovare strade alternative. E poi turismo, enogastronomia, e borghi diventati un mantra. L’incontro stavolta è anche un confronto on line. Addirittura con Giovannino Guareschi di cui, il 22 luglio, ricorre l’anniversario della morte. In collegamento, a parlare dello scrittore (tradotto in 141 lingue e misconosciuto nelle nostre scuole), umorista e giornalista (unico a finire in carcere per reato d’opinione, con la Dc al governo, dopo aver fatto due anni di lager nazista) c’erano il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini e il collega giornalista Egidio Bandini.

Giovannino Guareschi detenuto in un lager polacco

Ma perché Guareschi, al di là del suo scrivere incantevole e dei suoi personaggi immortali, interessava persone intenzionate a dibattere della propria terra e del suo riscatto?

Da dove ripartire, lo ha fatto intendere Vittadini leggendo una pagina del Diario Clandestino dove, in La Madonna nera, Guareschi racconta di una strana passeggiata a cui lo volle un ufficiale tedesco. Per strada, il prigioniero incontrò un bambino che gli porse una mela con l’impronta dei suoi dentini. Gli stessi che avrebbe avuto suo figlio lontano. E fu lì che Guareschi si disse: «Non muoio nemmeno se mi ammazzano».

Cioè: farò di tutto per tornare a casa, per riabbracciare la mia famiglia, per tornare al mio lavoro. Ecco, allora, ci vuole un interesse forte, un amore, fa capire Vittadini, per ricostruire. Per ricostruire anche la nostra Italia, anche la nostra Regione, anche il Fermano. Non basteranno – per il docente di statistica – i miliardi del PNRR, non basteranno i grandi progetti se non cambierà il nostro atteggiamento di fondo. Occorre dunque una fortissima ripresa ideale dove la dignità è la nobiltà dell’uomo. Ricorrendo ad altri due racconti di Giovannino sulle maestre, Vittadini spiega che al di là della scuola fatiscente, della lavagna spaccata, delle tubature incrostate, della bicicletta rubata, loro, le due insegnanti, continuavano il proprio impegno. Il senso del lavoro, l’educazione ad esso! Costruire è impegno ideale. Ognuno nel suo piccolo mondo.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 22 luglio 2021

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑