Gente di Campo. La qualità dei Miccio

Un cielo profondamente azzurro, un ramo con un frutto di pesca e, al centro, un marchio con coccarda tricolore che recita Eccellenze Italiane 2021, marchio anticontraffazione ID 16037.

Un riconoscimento importante per l’azienda agricola Miccio del quarantenne Roberto Miccio. Un riconoscimento non previsto, arrivato inaspettato, che premia l’impegno del giovane ed anche quello di suo padre Marcello. È stato babbo Marcello ad iniziare la produzione di frutta ed ortaggi, in contrada Svarchi ad Altidona bassa, nel 1960. Roberto è subentrato nel 2016. Forze tradizionali e forze giovani che si sono sommate passandosi il testimone. Senza dimenticare l’apporto fattivo del vero volano aziendale, che è mamma Maria Rita, una vergara come si deve.

«La passione, l’impegno e l’amore – dice Roberto – alla fine vengono sempre premiate». Poi, un ringraziamento a tutta la clientela «per le segnalazioni che ci hanno permesso di raggiungere questo risultato e per la fiducia che ogni giorno ci dimostrate». Infine, un impegno: «Noi, dal nostro canto, continueremo sempre più a dare il massimo nel portare avanti la nostra idea di agricoltura sostenibile!». È dal 1992 che i Miccio hanno aderito alla lotta integrata avanzata, una pratica di difesa delle colture che prevede una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci mettendo in atto diversi accorgimenti tra cui la cosidetta confusione sessuale. Nessun insetticida e nessun pesticida. L’azienda è campionata dall’ASSAM. I tecnici dell’ente regionale ogni lunedì compiono un sopralluogo per verificare la situazione delle colture. «Per cui, se ci sono problemi, – dice Roberto – interveniamo subito».

L’azienda oggi può contare su quattro ettari e mezzo di terreno in proprietà e un ettaro in affitto.

Di generazione in generazione

Frutta e ortaggi sono di stagione, spiega Roberto. Lo stesso che il giorno prima coglie, in queste settimane, pesche, albicocche, fichi, prugne, etc, e il giorno dopo parte per consegne a domicilio.

Raggiunge diverse botteghe del fermano, e poi Grottammare, San Benedetto del Tronto, Massignano, Porto d’Ascoli, ed ancora Servigliano, Montegranaro, Montecosaro e su su sino all’Anconetano. Si raccoglie e si distribuisce. Un sistema che molto s’è sviluppato con la pandemia.

Ma non è tutto qui. Perché l’azienda dispone di una piccola vigna destinata al vino cotto, e 130 ulivi (frantoio, leccino, carboncella) per l’olio extravergine di oliva. E per il futuro: un laboratorio per le confetture. Buon lavoro.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 22 luglio 2021

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