Minori per modo di dire. Marta Andrenacci: far maturare i giovani con il servizio civile

Marta Andrenacci, fermana, appare più giovane della sua età già giovane (32 anni). A Padova ha studiato Psicologia, laureandosi in Psicologia clinica dinamica. Da quando era piccola, spiccato è apparso subito il suo senso d’altruismo. Ora che è entrata da alcuni anni nel mondo del lavoro la sua opera lo conferma. E la sua opera riguarda soprattutto i giovani. Da tre anni coordina il servizio civile presso la Caritas diocesana di Fermo. Scrive progetti a partire dai bisogni del territorio, e accompagna i ragazzi nell’anno di servizio. Ragazzi, dice, che non sono braccia di cui approfittare, ma persone da far crescere, da cui tirar fuori i talenti, da accompagnare in questa umana avventura. I progetti che redige riguardano l’avvio negli oratori, nelle realtà che ospitano anziani soli, nel supporto alle diverse caritas parrocchiali.

Marta Andrenacci a colloquio con una giovane

20/30 giovani l’anno cui star dietro, con incontri periodici di verifica. «I giovani cambiano – spiega – a contatto con la povertà, acquisiscono una mentalità nuova». Racconta del mutamento di un giovane venuto a contatto con una mamma che non aveva nulla da dar mangiare a suo figlio. Sono pugni nello stomaco. «La sofferenza – scriveva Claudel – è una aggressione che ci invita alla coscienza». A una nuova coscienza. E che dire di quelli che assistono i vecchi: «li considerano come fossero loro nonni». Non è melassa o romanticismo. È l’inizio di una umanità nuova contro l’incipiente barbarie.

Le domando come veda i giovani di oggi dopo un anno e mezzo di pandemia. «Vogliono far qualcosa, rendersi utili. Sono schiacciati spesso da un mondo del lavoro che è sempre più difficile per loro, dove si gioca al ribasso, dove ci si deve accontentare. E dove i sogni iniziano a spegnersi».

I giovani del servizio civile in un momento di verifica

Eh no! Marta non ci sta. «Bisogna riaccenderli, i sogni; bisogna che la bellezza della vita torni a sprigionarsi in loro».

Finita l’università, Marta Andrenacci è stata la prima animatrice di comunità del Progetto Policoro nella diocesi di Fermo (il Policoro è un progetto della Chiesa italiana che tenta di dare una risposta concreta al problema della disoccupazione in Italia). Era sola, ha dovuto correr molto e molto imparare facendo. S’è confrontata con i dirigenti Cisl, Acli, Coldiretti, UCID, ha girato parrocchie e vicarie disseminando idee e progetti.

Da quattro anni ha passato il testimone a Chiara Salvatelli, anche lei psicologa. «Ed è stata – racconta oggi – una cosa molto bella perché c’è sempre qualcuno dopo di noi». Come dire: le cose non ci appartengono.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 24 luglio 2021

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