Il Cammino dei Fioretti. Da Mogliano a Montegiorgio

Domani, lunedì 2 agosto, festa di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, più conosciuta come Perdono d’Assisi. Perché? Perché proprio alla Porziuncola san Francesco «ebbe la divina ispirazione di chiedere al papa l’indulgenza che fu poi detta, appunto, “della Porziuncola o Grande Perdono”».

E proprio domani, si sarebbe dovuto snodare un pellegrinaggio originale sulle tracce di chi scrisse di san Francesco, di chi scrisse cioè gli Actus beati Francisci et sociorum eius, «il testo latino – si legge nella Treccani – che fu la base del volgarizzamento noto come Fioretti di san Francesco». L’autore fu frate Ugolino Boniscambi, da Santa Maria in Georgio, cioè Montegiorgio. Gli studi hanno appurato che una parte, o forse tutti i Fioretti furono redatti però a Mogliano, nel convento di Santa Colomba. Ed ecco allora che la storia si intreccia con la contemporaneità del dopo Covid e i suoi nuovi/antichi costumi. Come quello, in costante aumento, di andare a piedi, nella natura, respirando serenità. Letizia, avrebbe detto il Santo poverello.

Il Santuario del Crocefisso Ete a Mogliano

È il Cammino dei Fioretti, quello previsto poi rinviato per problemi logistici, ma comunque fatto dal sottoscritto in auto però. Cammino che parte da Santa Colomba di Mogliano e raggiunge il tempio di San Francesco a Montegiorgio. Tredici i chilometri da percorrere, strade comode quasi tutte asfaltate.

Da Santa Colomba si scende sino all’Ete morto dove si staglia l’imponente santuario del Santissimo Crocefisso Ete. Luogo di preghiera e di sosta per i pellegrini di tutti i tempi. All’interno del tempio fu edificata una minuscola cappella a protezione di un’edicola che parlò ad una giovanissima caprara. Storia? Leggenda? Qualcosa di notevole accadde un millennio fa…

Il tempio di San Francesco a Montegiorgio

Lasciato l’Ete, la salita è quella di contrada Agnala. Si sbuca sulla provinciale tra Francavilla d’Ete e Montegiorgio. A destra, in lontananza, sulla sommità di un colle circondato di alberi frondosi, spicca il convento francescano di Monte Stalio, in rovina.

L’arrivo è sul colle Cafagnano, il Pincio dei montegiorgesi, dove sorge la maestosa chiesa di San Francesco già tempio benedettino. I monaci di san Benedetto la consegnarono ai frati di san Francesco. Il prof. Febo Allevi la definì giuntura benedettino-francescana, come accadde per la Porziuncola assisana: benedettina prima, francescana poi.

L’iniziativa presa dall’Ufficio Turismo e Sport dell’arcidiocesi di Fermo in collaborazione con la parrocchia di Mogliano e quella di Montegiorgio è solo rimandata.

Buona strada!

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 1 agosto 2021

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