Gente di Campo. Crisi del miele, problemi per le api. Ma anche nuove iniziative: come Borgofortino

Non ci sarà miele italiano sufficiente per le richieste dei consumatori. Il crollo è verticale. 25 per cento in meno, attesta la Coldiretti. La produzione sarà sotto i 15 milioni di chili. Le Marche non brillano, anzi. La Regione pensa ad un provvedimento, una sorta di stato di calamità del settore.

Sergio Corridoni, apicultore di Montefortino, in pieno Parco nazionale dei Sibillini, la definisce «situazione drammatica». Avverte un calo dell’80-85 per cento della propria produzione. Il suo marchio: L’Oro degli Eremiti è conosciuto in tutto il mondo. E i clienti chiedono lumi.

Sergio Corridoni tra le arnie

«Il clima – spiega – è stato punitivo: l’inverno scorso ha fatto quasi caldo, le api non si sono mosse dalle proprie case; ad aprile, abbiamo avuto in montagna neve e gelo con un ritardo delle fioriture. Le api non si sono potute approvvigionare neanche per sfamarsi; a maggio è piovuto. Poi, quando i fiori sono sbocciati e le poche api hanno iniziato il lavoro, il vento caldo dell’estate ha asciugato il nettare. Per cui, non solo il miele per le persone sarà poco, ma lo stesso accadrà per il fabbisogno delle api». Moriranno di fame? Non è impossibile. Un problema di tutti. Torna in mente la frase di Albert Einstein: «Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita». Secondo la FAO, tre coltivazioni alimentari su quattro (come le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri) dipendono in una certa misura dall’impollinazione svolta proprio dalle api.

Se in Centro Italia ancora si combatte pur tra mille difficoltà, «al Nord – spiega Corridoni – le cose sono andate anche peggio. Senza dire di Sicilia e Sardegna dove gli incendi hanno fortemente compromesso l’ambito apistico». La speranza ora è riposta nella prossima fioritura dell’edera da cui si ricava un buon miele. Intanto Sergio e Michela Gionni hanno scommesso su Borgofortino.

Ingresso della sala comune di Borgofortino
Il nome è “marchigiana”: un tipo di arnia. Le camere portano i nomi di apicoltori storici.

Un antico casolare restaurato che, divenuto un B&B, ha mantenuto le caratteristiche delle case rurali del piccolo borgo montano dalla storia millenaria inserito all’interno del Parco. La struttura ha la tipica forma di una Casa Torre, circondata da un’ampia corte, con una vista ravvicinata sui Monti Sibillini. Molte le iniziative anche di carattere culturale.

Ape, apicoltori, storia: un legame inscindibile «che evidenzia quell’ideale legame tra uomo e natura, tutto da gestire, alimentare e proteggere con amore e passione». È questo l’impasto che ha fatto dei mieli italiani l’eccellenza. Clima permettendo… Ambiente rispettando.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì 3 settembre 2021

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