Minori per modo di dire. L’origine del mondo: secondo la Cabala e l’arte di Savini

Non conosco personalmente l’artista Pierluigi Savini. Lo incrocio per strada. Mi ha sempre attratto il suo quadro su Lutero, lo fissavo con interesse quando le conferenze stampa si tenevano al primo piano del Palazzo comunale di Fermo. Il ribelle monaco agostiniano sembrava staccarsi dalla parete e venire incontro a chi gli stava di fronte. Come uno strappare dalle certezze tradizionali e intraprendere strade nuove.

Nei giorni scorsi ho visitato la sua mostra Sefer Yetzirà dove a tema è l’ebraismo, declinato attraverso i principi della Cabala. La trasformata Sala delle Volte è stata un degno contenitore per le opere di Savini. Merito di Eleonora, Matteo e Piersante.

Sono entrato quasi in punta di piedi, come penetrando un luogo sacro, un Sancta Sanctorum.

I colori dei quadri sono accesi. Colpiscono. Emozionano. Scuotono. Vanno al fondo dell’essere e del suo esistere. Le prime lettere, l’albero delle dieci Sephiroth destano domande: Com’era all’inizio del mondo? Chi ha creato l’universo? Come lo ha creato? La Torah fornisce una risposta. La Cabala va ancora più a fondo ed è amata dai mistici. Savini predilige e racconta con i pennelli la seconda.

Le tre lettere dell’inizio

Non sono un critico d’arte, per cui m’astengo da giudizi. Pesco invece dagli scritti di Maddalena Gregori che vede in Savini «la sintesi ultima di tutto quel sistema di sapere, conoscenza, filosofia, cosmogonia, teologia che fa da substrato alla creazione artistica». Dietro ogni suo lavoro, continua la Gregori, «si celano mesi e mesi di studio intenso attraverso il quale sviscera un tema, un mito, una porzione di sapere». E quando un tema lo interessa, studia tutto quel che c’è da sapere, legge tutto quel che può aiutarlo, cerca, chiede. È la totalità ad attrarlo, l’intreccio, la profondità delle cose. È – mi permetto un unico giudizio – un sentire religioso, è una intensa ricerca di legami.

«Nelle trentadue tele in mostra – traggo dal catalogo bellissimo realizzato per la stessa iniziativa ad Ancona nel 1997 – non bisogna quindi leggere semplicemente una sorta di sintesi del percorso di creazione dell’universo raccontato dalla cultura mistica ebraica, bensì l’evolversi del percorso creativo dell’artista…».

«Attraverso trentadue vie meravigliose di Sapienza – recita una didascalia – ha dato il suo ordine Jah, JHVH Signore degli eserciti, Dio d’Israele, Dio vivente, Re del Mondo, Dio pietoso e clemente, elevato ed eccelso, abitante dell’eterno, il cui nome è alto e santo». Il nichilismo è frantumato

L’esposizione termina domani.

Adolfo Leoni, sabato 4 settembre 2021

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