Cammino la Terra di Marca. Il Cammino di Dante. Il nostro cammino. A Cerreto

Cerreto è sempre richiamo forte e attraente. Sabato 28 agosto il minuscolo castello ha sommato la suggestione del luogo all’interesse per il Sommo Poeta. 700 anni dalla morte dell’Alighieri: occasione non per mode ma per andare al fondo di chi l’animo umano lo aveva compreso bene

Il Cammino di Dante, il Cammino di un uomo, questo è il titolo della proposta venuta dal Comune di Montegiorgio, dall’Archeoclub locale e dall’Associazione Rivivi Cerreto. Ed è stato un cammino vero, fisico: dall’edicola votiva prossima alla strada Provinciale sino alla restaurata Piazzetta delle erbe, alla sommità del borgo. Una quarantina i partecipanti. Giovani e adulti che vanno insieme, è già un primo successo.

Il prof. Piero Ferracuti al centro, a sx il sindaco di Montegiorgio Michele Ortenzi

Tocca a me aprire l’evento partendo da una considerazione: cos’è l’esistenza se non un cammino, un’avventura. E Dante, “il pellegrino pensoso”, ben lo ha esplicitato. Il “Ghibellin fuggiasco” immerse la sua penna nel dolore proprio: orfano di madre, la donna amata ad altro sposata e morta a 24 anni, l’impegno politico risoltosi con l’esilio, la probabile povertà sofferta. E pure, Dante è profeta di speranza e testimone della sete d’infinito d’ogni uomo, ha scritto papa Francesco.

Prima che il gruppo si muova, la parola passa al prof. Piero Ferracuti, dirigente del Liceo classico Annibal Caro di Fermo.

Cammino e via, dice il preside, aprono ripetutamente la Commedia. «È ovviamente una metafora, ma con l’aggettivo possessivo nostra ci viene suggerito che il cammino di cui Dante sta parlando non è solo quello suo: e quello di tutti gli uomini, anche di me e di te che lo leggiamo oggi». Quindi, il passaggio alla “Diritta via” che Dante ha abbandonata, ed è quella che si noda secondo verità.

I quaranta hanno ascoltato. Ora sono… in cammino, tra le querce e i cerri. Molti silenziosi, a rimuginar le parole dell’avvio.

C’è stata pioggia sino a poco fa. Ora il cielo s’è aperto sulla montagna, colori vividi della campagna che ci circonda. Ci fermiamo. Ferracuti paventa le tre belve che «impediscono a Dante di procedere sul suo cammino, tanto che ormai dispera di poter proseguire e inizia a retrocedere». E proprio qui scatta l’atteggiamento più giusto, più vero, più umano: la richiesta di aiuto. La richiesta di una compagnia. Saranno: Virgilio, poi Beatrice, poi santa Lucia, poi la Madonna. L’uomo non può essere solo. È fatto per un rapporto.

Si riparte. C’è una spianata davanti al piccolo camposanto. I cani abbaiano sulle prime, per tacere poi come se volessero ascoltare anch’essi.

«Occorre la compagnia di Virgilio per cambiare prospettiva», spiega il prof., occorre uno sguardo amichevole che si addizioni al pensiero razionale. Dante inizia ad osservare la realtà: «tiene lo sguardo in alto ed è attento a ciò che accade: arrivano delle anime a cui chiedere indicazioni».

Ci muoviamo: discesa ripida.È il momento della paura. Dante si blocca, teme di bruciarsi. «Occorre allora evocare il fine del cammino, rendere presente la destinazione, fare leva sull’affetto». Funziona. Cammina l’uomo quando sa bene dove andare, si cantava un tempo.

Ecco, il borgo. Saliamo. Ascendiamo… La Piazzetta consente il semicerchio.

«Virgilio ha terminato il suo compito» dichiara Ferracuti, non perché si sia arrivati a destinazione, ma perché il cammino compiuto ha reso Dante autonomo: lo ha reso libero. Libero di scegliere. Di aderire oppure no.

E il volto di Dio è il volto dell’uomo. La sua pienezza.

Il gruppo applaude. Il Cammino di Dante è stato emozionante.

Tocca ora a Francesco Pasquali, presidente dell’Archeoclub montegiorgese. Spiega l’origine e la storia di Cerreto, e poi gli affreschi della chiesa di santa Maria delle Grazie e santa Dorotea.

L’associazione Rivivi Cerreto tiene fede alla sua spiccata ospitalità con una cena succulenta.

La serata si chiude con i versi della Commedia recitati da Davide Mindo accompagnato dal liuto di Paolo Lova.

Non c’è tetto nella chiesa di san Michele arcangelo, piccola San Galgano. Ci sono però le stelle. E una compagnia che ha gradito. Una compagnia!

Adolfo Leoni

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