Minori per modo di dire. I quadri di Sandra Torquati: l’indagine del profondo per raggiungere il trascendente

L’esistenza è costellata di incontri. E piacevoli scoperte. Come quella di Sandra Torquati, artista: pittrice e scultrice. Autodidatta.

Mentre varco la porta del torrione di Massa Fermana, sono attratto da alcuni quadri esposti in un incavo delle mura: una grotta occlusa sotto la piazza. Mi viene incontro la professoressa Bianca Cruciani, donna d’ingegno e creatività. M’invita a visitare la mostra di una sua amica. E scopro così la Torquati. Scopro e apprezzo. C’è un non so che di molto profondo nelle sue opere, un richiamo al trascendente, che colpisce e interroga. Che lascia libera la mente di spaziare. Con cui fare i conti. Mi soffermo dinanzi ad una tela sul fondo della grotta. Sembra che una scossa elettrica l’abbia percorsa in orizzontale. Recita la didascalia: «Un movimento di luce che si propaga nel piccolo e nel grande, impossibile da definire». Titolo dell’opera: «… Senza un inizio… senza una fine…».

Poi, alle pareti quattro quadri, dai colori diversi: Blu, Rosso, Giallo (i colori primari) e il Bianco. Mi avvicino: sembrano lettere quelle che, pur se colorate, emergono dai colori di base. Non sono parole. Sono le striature, meglio: i fili lasciati da una radice a mo’ di pennello con cui la nostra ha spalmato la tinta. Voluti. Come un linguaggio segreto, sconosciuto o che ognuno può formare. La parola, il logos… L’inizio. «Deserto e buio, deserto e buio», scriveva Eliot nei Cori da La Rocca, pensando al principio del mondo. Mi torna in mente anche il Giovanni Testori del Factum est, dove tutto è scomposto e i termini prendono forma piano piano. Come pianto di concepito.

Sandra, come dicevo, è autodidatta. Nata a Penna San Giovanni, vive da tempo a Rapagnano. La passione del disegno le viene da piccola. Da 36 anni lavora in una azienda. Da 17 ha ripreso a dipingere. Figurativo all’inizio. Quindi, passaggio all’astratto.

Al suo attivo ha tre mostre a Roma, una a Firenze, numerose nelle Marche. Un suo quadro fa bella mostra in una casa di Montecarlo.

Dentro la favola è il titolo di un’altra sua opera che ha come scritta esplicativa: «Il luogo dove tutto è amore e armonia, una favola esistente colma di bellezza».

Tra i quadri fa capolino anche una scultura. L’ha battezzata Equilibrio, «Nel turbinio dell’esistenza, il mantenere la coerenza tra pensiero/coscienza e azione».

Prima di andarmene, scruto l’Occhio che guarda da sopra i cinque continenti. Ma non è quello massonico, come qualcuno ha voluto dire. È ben altro, immagino.

Adolfo Leoni, Sabato, 11 settembre 2021

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