Civile Società. Cavalcata dell’Assunta di Fermo: molto più che una rievocazione. La dimensione educativa di Contrade, Musici e Alfieri

Encomio alle Pubbliche assistenze; lode agli oratori; plauso ai centri di aggregazione… E potremmo continuare a lungo. Nell’era in cui tutto si liquefà, e non solo per motivi climatici, ci sono luoghi educativi, istruttivi, amicali, specie per giovani, dove si ricreano rapporti e vincoli, e s’impara ad affrontare la vita in modo nuovo. Nuove comunità, insomma.

Ecco, allora, che non possiamo sottacere la grande opera svolta dalle Contrade della Cavalcata dell’Assunta di Fermo. Dieci contrade (sei storiche, quattro foranee), attive, piene di fermento, con sedi che sono come case di famiglia. Merito dei rispettivi direttivi e dei priori. Passione, abnegazione (parola dimenticata!), senso civico.

Neppure possiamo sottacere l’impegno di altri che contribuiscono a creare la Cavalcata, e prima di tutto a far crescere ragazzi.

Sto parlando ad esempio dei musici/tamburini della Cernita. Li guida Marco Mannucci, fanno prove a ripetizione, hanno sofferto per la pandemia. Non tanto per non aver suonato quanto per non aver avuto modo di ritrovarsi. Comunità, appunto. E poi, ci sono gli alfieri/sbandieratori. Capo riconosciuo è Cristian Cinelli, vice l’eclettica Silvia Capancioni. Da due anni stavano preparando lo spettacolo sull’arrivo a Fermo di Bianca Maria Visconti, da due anni sono impediti dalle limitazioni da pandemia. Non mollano, però, e lo spettacolo del 30 luglio è stato un successo. Senza dimenticare i musici e gli alfieri delle diverse Contrade.

Poi, c’è la Corale della Cavalcata, diretta da Maria Pauri. Una trentina di elementi, con prove settimanali in occasione degli appuntamenti estivi. Gregoriano e nuove armonie. E commozione al canto dell’Inno della Cavalcata.

Se sottolineassi solo l’aspetto tecnico sarebbe come amputare l’opera che svolgono. C’è molto di più, invece. C’è un aspetto educativo che va colto per la sua efficacia. Se il dramma d’oggi è solitudine e la mancanza di nessi, il lavoro svolto dalle realtà sopra dette inverte la marcia. Si sta insieme, ci si sacrifica (cioé si rende sacro quel che si fa), si prova il gusto per una cosa bella.

E una bella cosa è stata proprio l’avvio della Cavalcata, il 30 luglio scorso. Gli alfieri che scendevano dal Duomo, i musici che risalivano da Corso Cefalonia, la Corale che accompagnava, le stupende dame alle finestre del Palazzo degli Studi, i priori, il podestà e la magistratura a quelle del Palazzo dei Priori. Non è stata solo una rievocazione. È stato il gusto di ritrovarsie. Specie in quel teatro naturale che è piazza del Popolo.

Adolfo Leoni, Giovedì, 16 settembre 2021

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