L’Abisso secondo Edoardo Tacchetti. Dalla riflessione ai versi poetici.

Un tempo gli adolescenti celavano in camera un diario con tanto di poesie all’interno. Oggi, la comunicazione istantanea in rete ne ha decretato la fine. Ma non in tutti. C’è ancora chi, riflettendo sul presente e sul futuro, e ponendosi le domande ultime sul senso della vita, alla fine, verga su carta componimenti e versi. La rivincita dello scritto sull’alea di internet.

Sarà costui un futuro grande scrittore o poeta? Chissà! Staremo a vedere. Intanto, portiamo in superficie i talenti potenziali. Scopriamoli. Incoraggiamoli. Accendiamo qualche riflettore su di loro.

Oggi tocca ad Edoardo Tacchetti. Ho ricevuto il suo volumetto: 111 pagine, prodotto in proprio. In copertina, l’immagine di un ponte sul mare: una verticalità che incontra, al suo culmine, una orizzontalità, e un cielo e un mare quasi del medesimo colore. Edoardo, che ha giusto 20 anni ed è fermano, ha una ricca scrittura: parole non al vento, le sue, non vuote, termini profondi che lo scrittore invita, come nel metodo dei monaci medievali, a leggere e rileggere, a rimuginare, a ruminare pazientemente. Padroneggiare la parola – ha scritto un grande – vuol dire strutturare il nostro mondo interiore ed esteriore.

Edoardo ha necessità di scrivere. «Questo libro – spiega – è un traguardo, una promessa, un pensiero da togliere». E più avanti: «È un viaggio in un mare burrascoso di riflessione e di pensiero senza fine, è l’inizio della discesa in un Abisso ignoto, il cui fondo è conosciuto solo da pochi». E sul concetto di Abisso gioca molte delle sue poesie, alcune anche in buona rima. È un «Abisso vuoto, privo di qualunque appiglio, che scende ogni volta più in basso, nell’oscurità assoluta, senza nessuna luce capace di confortare l’anima, nella solitudine e nel silenzio più totale»? Oppure è quel luogo/tempo/spazio che può aprirci ad altro? I pensieri di Edoardo non ignorano la morte, come non ignorano le multiple maschere da noi indossate. «Così io proseguo in questo mondo di nebbie, guidato solo, da un’amichevole e dolce luce». Dinanzi a tanto nulla brilla dunque una speranza: quella luce.

Pagella d’Oro nel 2015, 100 e lode al diploma di liceo scientifico, oggi al secondo anno di Matematica a Padova, Edoardo suona il pianoforte, la chitarra, il basso, l’ukulele e il violino, ha frequentato il corso di composizione al Conservatorio di Fermo, è stato tenore nel Coro del Liceo scientifico, è sbandieratore della Cavalcata dell’Assunta. E «silenzioso narratore di storie senza tempo». E di domande.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 25 settembre 2021

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