Educazione. E se intanto ricominciassimo dalle buone maniere?

La signora Olga – nome di fantasia – giorni fa risaliva lenta via Lattanzio Firmiano, a Fermo. Io scendevo proveniente dalla strada nuova. Il percorso pedonale segnalato dalle strisce bianche è stretto per due persone che s’incrocino. Mi sono posto di lato, verso la carreggiata dove le auto sfrecciano veloci, per consentire all’anziana di passare in sicurezza rasentando il muro. Arrivati alla stessa altezza, Olga s’è fermata, mi ha sorriso e ringraziato. Gesto da nulla, per me; importante, per lei. Un’attenzione ricevuta nel tempo degli scarti!

Ci ho ripensato domenica sera quando la presidente della cooperativa La Mano di Legnano ha consegnato a me e al sindaco di Fermo Paolo Calcinaro un libro. Non uno qualunque. Ma Le avventure di Pinocchio. Un classico amato in tutto il mondo che l’Italia però ha lasciato un po’ da parte. La mia generazione lo ha conosciuto bene.

Aggiungo che l’editore è proprio la cooperativa La Mano da anni operante con soggetti fragili attraverso il lavoro.

Sabato scorso, prima di partire per Legnano con il sindaco per raccontare di Fermo e della Cavalcata dell’Assunta, con un gruppo di amici ho partecipato ad un’aperi-cena presso la Fattoria di Monte Pacini (Marco Marchetti ne è il motore mobile) dove anche qui l’impegno (in cucina, nei campi, tra gli animali) è sana terapia per tanti giovani.

Riflettendo, mi sono detto che il problema dell’attenzione all’altro è culturale ed educativo prima. E non più rinviabile a casa, nelle scuole, nei gruppi, nelle istituzioni.

Intanto, un primo tassello – primo, ho detto, perché l’educazione è molto molto di più – potrebbe essere la proposta/riproposta di una sorta di galateo anche civico, da buone maniere in città. Sulla segnaletica stradale di Monte San Giusto si legge: La città del sorriso. Altre scritte identificano Montegranaro, Petritoli, Amandola. Ecco, per Fermo, città di studi e di cultura, le buone maniere potrebbero risultare un ulteriore carattere distintivo. Con un invito alla popolazione – me, te, noi – a salutarsi per strada, a sorridersi, a dare la precedenza ai pedoni, ad alzarsi per cedere il posto agli anziani. A guardarsi in altro modo, insomma. Non deve imporcelo nessuno. Dovremmo riscoprirne il senso e il gusto individualmente. Poca cosa, certo. Ma piccolo tassello di un mosaico più grande.

A volte incontro degli immigrati. Avrebbero voglia di salutare, sono stati educati così. Basta un cenno e lo fanno. E si sta tutti meglio. Sfatta l’Italia, rifacciamo gli italiani.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 29 settembre 2021

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