Pane liquido: la birroteca di Sara e Keti

C’è il birrificio, che produce birra; c’è la birreria, che la vende; e c’è la birroteca, che ne annovera tante: le sceglie, le espone, le propone, le fa assaggiare, le vende e, magari, con uno stuzzichino di prodotti a chilometro zerissimo. Nel nostro caso la birroteca si chiama Pane liquido, si trova a Porto San Giorgio, in via Gentili, nei pressi di altri esercizi commerciali interessanti, una via ricca di attività.

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Sara e Keti Luca, due sorelle! Sara è la titolare: poche parole, molti fatti, ha lavorato 15 anni in un supermercato; Keti, la «coadiuvante», è pirotecnica, creativa, favella sciolta: era avvocato. In un momento particolare della loro vita hanno deciso di scommettere, di mettersi in proprio, anche grazie ad un bando regionale che sosteneva le imprese giovani. Redatto e inviato il progetto, l’idea della birroteca è piaciuta e il bando vinto: decimi su cento domande. Niente male!

Il locale non grande è accogliente ed essenziale. A destra dell’ingresso, la parete è zeppa di birre artiginali di alta gamma: questa è stata l’intuizione. Nonostante la pandemia e i limiti imposti, la sfida è stata ampiamente superata. Di fronte, il punto mescita, con le spillatrici, dove si può assaggiare la birra del momento. «Che è sempre una sorpresa», spiega Keti. Alla parete di sinistra stazionano alcuni tavolini quadrati per le piccole degustazioni. Sgabelli alti e bassi ne fanno contorno. Una lavagna indica con gesso gli assaggi proposti.

I tipi di birra presenti sono circa 150, il 95% di produzione italiana. Keti ha messo da parte pandette e codici e ha studiato, ricercato, consultato siti e riviste. Se ne avesse tempo, mi farebbe una lezione partendo dai Sumeri e citando l’imperatore romano che volle a sé mastri birrai ostacolato però dai patres senatori amanti di vigne e vino. Riassume, invece, soffermandosi su Hildegarda di Bingen, «la prima a studiare le funzioni del luppolo». Chi volesse, potrà informarsi leggendo una piantina istruttiva appesa al muro.

Insieme alla sorella, Keti ha partecipato anche ai Festival della birra, «quelli veri, dove sono presenti i birrifici di qualità», precisa.

Ma perché proprio la birra? «Me ne sono appassionata dopo che mio marito acquistò un kit per produrla in casa. Bella esperienza». Sara aggiunge che, allentandosi le disposizioni anti-Covid, inviteranno i produttori a raccontare le loro birre e a raccontarsi. Così le artigianali saranno ancora più buone. In bocca al lupo, ragazze! Anzi: prosit!

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 9 settembre 2021

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