Leggere e scrivere! Presidio di libertà. Le iniziative di Falerone

«La parola detta – per il vescovo e scrittore Massimo Camisasca – è la prima traduzione del nostro pensiero, nei suoi aspetti intellettuali, ma anche emotivi ed emozionali». Ci siamo noi, dentro, tutti interi. Aggiungendo poi: «La scrittura nasce perché la parola detta duri, diventi eterna».

Scrivere e leggere: due azioni che ci rendono liberi. Non a caso i sistemi tirannici hanno bruciato i libri, dato fuoco alle biblioteche, imbavagliato gli scrittori.

Ha fatto più che bene il comune di Falerone a proporre, proprio in questi tempi che si stanno rabbugliando, l’iniziativa che prende il nome di Falerone città che legge. Non solo per proporre opere letterarie e storiche ma anche per conoscerne gli autori, tra l’altro faleronensi doc.

Due pregi, allora. Il primo riguarda la presentazione di romanzi, poesie, ricerche storiche; il secondo quello che fa emergere i talenti locali, ignorati spessissimo dai circoli nazionali e dalle grandi e monopolizzate case editrici. Un lavoro, quello dell’assessore Maria Teresa Quintozzi, che si è trasformato, consapevolmente o no, in una sorta di impegno da talent scout. Così la nostra ha ricercato donne e uomini nativi o residenti a Falerone per presentarli pubblicamente alla comunità.

Da sx Antonella Concetti, l’assessore Quintozzi, Giuseppe Orlandi

Negli ultimi due incontri (venerdì 8 e domenica 10 ottobre) è stata la volta di Sofia Giacomoni, Marco Armellini, Antonella Concetti e Giuseppe Orlandi. Sofia e Antonella scrivono romanzi, Marco s’interessa di storia locale, scrivendone doviziosamente, dopo aver scartabellato negli archivi, Giuseppe verga poesie, una delle quali: Cronaca, ha vinto nel 2011 il premio De André, senza disdegnare anch’egli la ricerca storica, influenzato da Armellini, e dalla propria formazione di docente. Quattro vite diverse, con aspetti interessanti e con risvolti di scrittura altrettanto affascinanti. Tutti e quattro sottoscriverebbero la frase di Ennio Flaiano: «Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere». Se un libro, un verso, una ricerca non sono utili non servono. Ma “utili”, non nel senso economicista odierno. “Utili”, invece, perché fanno riflettere il lettore, lo interrogano, fanno scoprire una parte di sé sconosciuta. E sono utili anche allo stesso autore perché contribuiscono a far emergere sacche della propria anima spesso ignorate.

La città che legge, insieme a MArCHESTORIE, inverte una rotta: coglie il genius loci, il genio del luogo. E senza chiusure provincialistiche.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 13 ottobre 2021

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑