In vista di San Martino. La storia del santo e del cibo che lo celebra

Conto alla rovescia per l’estate di san Martino e per il Santo che essa celebra. 11 novembre è la sua ricorrenza. Periodo di cicli che si chiudono e altri che se ne aprono. Come quello agrario.

Sono molti i ristoranti e le trattorie che si preparano all’appuntamento. Menù differenti che però termineranno tutti con castagne e vino. Vino novello, soprattutto. C’è chi si spingerà a proporre l’oca che un tempo, quella selvatica, era facile preda dei nostri cacciatori in quanto migrante da nord a sud. La figura dell’oca, attributo del santo, creava una connessione con l’antica religione dei Celti.

I più adulti, che la memoria l’hanno ancora aguzza per averla allenata a scuola, ricordano la poesia di Giosuè Carducci San Martino, e quel passaggio che fa:«La nebbia a gl’irti colli / Piovigginando sale / E sotto il maestrale / Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo / Dal ribollir de’ tini / Va l’aspro odor de i vini /
L’anime a rallegrar». Altri tempi.

La festa rammenta il cavaliere di Tours che, uscito dal castello, vide un mendicante seminudo sul ciglio della strada. Fermò il cavallo, scese di sella, si tolse il mantello, prese la spada, lo divise in due e ne diede una parte al povero.

Martino era nato a Sabaria in Pannonia, l’attuale Ungheria. L’anno preciso non è noto, forse il 316 o il 317 d. C.

Figlio di un ufficiale dell’esercito romano che l’aveva chiamato Martinus, consacrato a Marte dio della guerra, aveva seguito le tracce del padre entrando nella guardia imperiale e diventando circitor, «il cui compito – scrive Alfredo Cattabiani – era la ronda di notte a cavallo nonché la sorveglianza notturna della guarnigione». In uno di quei controlli, Martino, alle porte della città di Amiens in Francia, incontrò l’uomo tremante che chiedeva aiuto ai passanti. Con quel che ne seguì: l’apparizione di Cristo che gli riconsegnò il mantello intonso. Terminato il periodo militare, il cavaliere prese i voti, s’impegnò per il bene della chiesa, divenendo, dopo la morte a Tours, nel primo Medio Evo, il santo più popolare dell’Occidente, specie in Francia dove fu proclamato patrono della monarchia merovingia. La sua cappa (chape) veniva conservata in una stanza del palazzo reale, chiamata cappella (chapelle), da cui il nostro cappellano. «Martino – scrive Cattabiani – diventò il patrono della gente di chiesa, dei soldati e dei cavalieri, dei viaggiatori… degli osti, degli albergatori, di vignaioli e di molte confraternite». Un santo importante! Che ha avuto a che fare con la terra e con il cibo.

Adolfo Leoni, Venerdì, 5 novembre 2021

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