“La scelta di Maria”. Un bel film. Educativo. Il racconto di un’Italia diversa. Da proporre nelle scuole.

La scelta di Maria” ovvero, quando la RAI fa un’operazione intelligente! Film bello, istruttivo, educativo. È il giudizio di tanti spettatori.

La pellicola sulla donna, Maria, che ebbe l’onere e l’onore di scegliere il Milite Ignoto, da consegnare all’Altare della Patria, tra le undici bare di corpi irriconoscibili, ha dato un senso all’altrimenti formale quattro novembre classico.

Ha raccontato una storia poco o nulla conosciuta. E, oltre questo, ha proposto un’Italia che, per un attimo – purtroppo solo per un attimo – si era ritrovata unita dopo “l’Inutile strage” della Prima guerra mondiale. Una possibilità!

Maria aveva perso il figlio Antonio, irredentista fuggito dall’esercito austro-ungarico per militare sotto il tricolore. In quelle undici casse, tante quante le battaglie più cruente, erano rappresentati idealmente i figli dell’Italia caduti negli attacchi fuori dalle trincee, congelati nelle nevi, morti tra i topi dei camminamenti, per il tifo e la dissenteria. Al passaggio del treno con il feretro prescelto, gli italiani scesero per strada, inginocchiandosi e lanciando fiori. Solo minoranze violente: comuniste e fasciste, si scontrarono in diverse piazze faveorendo poi l’ascesa di Benito Mussolini.

Sulla stampa se n’è parlato troppo poco. Per nulla, credo, nelle scuole. Ho fatto una riprova chiedendo ad un capannello di studenti medi chi fosse il Milite ignoto. Il silenzio imbarazzato ha dato la misura dello sconoscimento. Brutto segnale. “La scelta di Maria” dovrebbe invece circolare negli istituti scolastici, essere proposto nella stessa misura dei corsi sulla legalità. Quelle immagini parlano di sacrificio, di onestà, di famiglie, di lavoro, e dell’inutilità della guerra.

Una signora fermana, commentando un mio testo teatrale sul Sacrario di Redipuglia e dopo aver visto il fim, ha scritto: «Ho visto ieri sera su Rai 1 “La scelta di Maria” per ricordare come è stato scelto il milite ignoto che riposa in memoria di tutti gli altri sull’altare della patria a Roma. Ho pianto. Ho pianto perché il dolore per la morte di tanti giovani mi emoziona tantissimo. Anche nei ricordi della mia famiglia so che c’è qualche parente su quei gradoni a Redipuglia. Ed ho conosciuto mio nonno Enrico Luciani che a 19 anni è tornato a casa con gli arti inferiori tagliati… Il Piede da Trincea… Fermi nel fango, nell’acqua per ore interminabili senza essere creduti che non avevano più sensibilità agli arti inferiori, fino a quando non avveniva l’inesorabile amputazione. 19 anni ed essere un grande invalido di guerra. È morto a 68 anni e io ne avevo 6 di anni e ancora ricordo il suo dolce sorriso e le sue protesi di legno».

Il Sacrario di Redipuglia

Fate vedere ai ragazzi “La scelta di Maria”; portateli in gita a Redipuglia; fateli salire i gradoni bianchi che si rincorrono come onde; invitateli a calcolare le età dei sepolti: 18-19-20 anni… E chiedete un loro un giuramento: “Mai più”.

Adolfo Leoni, mercoledì 10 novembre 2021

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