Padre Pietro Lavini raccontato nelle immagini di Adriana Pierini. Un libro fotografico sul “Muratore di Dio”

La mostra s’è tramutata in un libro. Il cappuccino è diventato un testimone. San Leonardo al Volubrio un luogo dove la natura parla di sé e del suo facitore.

Adriana Pierini ha pubblicato il proprio lavoro fotografico: “Le sue pietre, la sua anima”.

Le vidi appese ai telai metallici sotto il loggiato dell’eremo. Raccontavano una storia. Una sequenza di bianchi e neri immortalavano chi dal 1971 aveva fatto vivere di nuovo l’edificio sacro. Padre Pietro Lavini (Armando Lavini) non c’è più. È morto il 9 agosto del 2015. Ha raggiunto il Padre celeste a cui ha sempre dedicato la vita ricostruendo un antico monastero benedettino. Lo chiamavano Il muratore di Dio. Aveva mani callose, polsi d’acciaio, barba da profeta, e lo stesso silenzio di san Giuseppe, la stessa sua pazienza.

Padre Pietro infaticabile costruttore

Sono tornato a San Leonardo da poco. In una delle ultime giornate di sole. Poca gente a salire. La spianata si raggiunge ormai senza troppa fatica. Ma all’arrivo, ora, non è più come prima. Lui non c’è. Ci guarda dall’alto, sicuramente. E sorride con la testa abbassata degli ultimi decenni.

La copertina del libro fotografico di Adriana Pierini

C’è però il libro di Adriana, da anni dedita alle foto artistiche. È una gran bella opera d’arte. Padre Pietro ha il camicione blu e la maglia di lana sotto. Tiene tra mano una foto del rudere che scoprì per la prima volta nel 1965. E che lo folgorò. Padre Pietro si staglia a mezzo busto con la fronte solcata dalle rughe della vita – il volto sembra una carta geografica – nello squarcio tra le due montagne: il monte Priora e la montagna della Sibilla. Come un confronto. Un confronto a tre. Ma nessuna sfida! Padre Pietro, la cui gibbosità era ormai irreversibile, è vicino ad un albero, ed è come se ne scrutasse le radici. Le radici: l’origine, l’humus, l’umiltà.

Il sorriso del “Muratore di Dio”

Padre Pietro, in testa un cappello bianco e in dosso una giacca a vento, ha in mano i secchi con la calce. Avrà preso a prestito dai benedettini il motto: con le nostre mani ma con la tua forza. In un terzo contenitore si coglie una livella. Padre Pietro sta rifacendo gli scalini d’ingresso e controlla il legno con cui arginare il cemento. Dietro di lui, il monte Priora imbronciato di nubi. È il momento del riposo: il cappuccino siede sugli stessi gradini e sorride, paziente a chi gli scatta la foto. Foto non cercate. Schivo, da sempre, il cappuccino.

Poi è colto in casa, in chiesa dove indossa il camice per la celebrazione eucaristica, al momento della consacrazione, in quello della comunione, nel buio notturno rischiarato solo da candele, davanti al focolare su cui pende un rosario indicativo, mentre scola gli spaghetti, con il suo insostituibile boccale di vetro in mano… E poi gli scorci: la porzione di chiesa, la campana, il bosco, san Leonardo visto dall’alto.

Ci sono sandali accanto ad un letto povero, un comodino rozzo. E due crocefissi… La sua esistenza.

Adolfo Leoni, Domenica, 14 novembre 2021

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