L’Amore infinito di Elisa Cochetti. Che scrive e “butta via”. E vince

I suoi grandi occhi marroni sono colmi di stupore. Quello stupore che, altrimenti, sta scomparendo nel mondo, surrogato da indifferenza e distacco. Guardo Elisa Cochetti ed emerge dai ricordi il vecchio film spagnolo Marcellino pane e vino del regista Ladislao Vajda, dove Marcellino guardava stupito un enorme crocefisso confinato in soffitta, con un Gesù che gli parlava. Non glielo dico perché mi sembrerebbe di non prenderla troppo sul serio. Sarà lei, invece, a definirsi ancora bambina. Ma nel senso, aggiungo io, di genuinità e di apertura alle sfaccettature del mondo. “Solo lo stupore conosce”, ha scritto quel gran scienziato astrofisico che è Marco Bersanelli.

Ho cercato Elisa perché mi incuriosiva la sua poesia Amore infinito, con cui ha ottenuto il Premio speciale per la poesia religiosa del 7° Premio letterario Città di Fermo, presieduto da Susanna Polimanti e organizzato dall’Associazione Armonica Mente di Nunzia Luciani.

Elisa Cochetti

“Le Tue braccia sono l’aratro che smonta nuvole e monti. Dai Tuoi passi spumeggiano fiori.Sei l’oceano che conserva le specie; diventi il pennello che da solo, accarezzando la tela, dipinge prospettive di profonde esistenze. Sei il ramo che non si spezza sotto il pianto innevato del Cielo. Sei Tu la luna che dirige l’orchestra stellata, quando le nostre mani si incontrano in preghiera. Sei lo sguardo che ad ogni alba sa aprire il sipario a giorni nuovi di luce. Ed il mio sollievo è l’averTi vicino”. C’è qualcuno dunque su cui poggiare la nostra fiducia, sembra sottendere Elisa; c’è qualcuno che è continua presenza; Qualcuno, forse con la lettera grande, che lega ogni istante dell’esistere, il cui filo rosso va solo rintracciato.

Poetessa? “Ma no”, si schermisce. E invece sì, aggiungo io, perché poeta, credo, sia chi coglie l’essenza, il senso della vita, delle cose, porta a galla sentimenti, trova e dona le parole giuste che li dischiudono. Lei ha sempre scritto, mi rivela, ma ha sempre buttato via. Giuseppe Prezzolini dichiarava che il miglior alleato dello scrittore fosse il cestino della carta straccia.

Ad incoraggiarla sin da piccola è stata sua zia, e anche sua maestra, Bianca Lamberti. Un Natale le regalò il libro Le mie poesie. Elisa pensava fosse una raccolta di versi. Lo aprì, erano, al contrario, pagine completamente bianche, da riempire con i propri versi. “Un porta-pensieri”!

Così Elisa, dappertutto, in autobus, treno, metro, porta con sé un blocchetto, e segna e scrive e appunta. E coglie lo svolgersi dell’umana avventura. «Scrittura – mi dice – è riflessione, acquisizione di consapevolezza». Fermana, laureata a Perugia in Lettere Moderne, sposata con Oliver, un figlio di 4 anni: Giorgio, oggi è insegnante di materie letterarie nella scuola media di Porto San Giorgio. Ama le sue classi, i suoi ragazzi.

Nel 2017 ha perduto suo padre Giorgio. Un dolore che ha reso traslucido il suo sentire poetico. Più penetrante, più religioso nel senso di legato a qualcosa.

E pensare che la sua tesi di laurea, che ottenne nel 2005 il Premio nazionale Casati ricevuto dinanzi al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, riguardava La peste nera. Il caso di Perugia. Non solo: nel suo curriculum c’è anche un master in Economia e Management, e alcuni stages in una agenzia radio-televisiva umbra.

Elisa ama scrivera di notte, quando tutto tace e le voci sono… altre. Nei ragionamenti che fa con me tornano spesso le figure di suo padre e sua madre Patrizia Tomassi Galanti, il loro forte legame, la solidità della famiglia. «Esemplare», sottolinea.

Quando non scrive, guarda le stelle con il piccolo Giorgio. Lui le chiede se il nonno stia lì e se gli può recitare una poesia. Passione già in erba.

A Perugia, Elisa fu invitata ad una iniziativa promossa in collaborazione tra la Facoltà di Lettere e Filosofia, l’Editore Morlacchi e la Regione Umbria. Lo scopo era di fornire uno spazio alla scrittura degli studenti dell’Ateneo. Ne derivò l’antologia “Ti racconto la mia età”. Nella sezione “Il tempo della solitudine” vennero pubblicate due sue poesie: “È stato un grido” e “Tuffati nel biondo mattino”.

Tornando ad Amore infinito, la poesia sarà pubblicata nell’antologia con tutti i testi dei vincitori del Premio fermano. Glielo ha comunicato ufficialmente la presidente Polimanti. Non solo, proprio in queste ore Miriam Guidetti, ex insegnante romagnola, sconosciuta ad Elisa, avendo particolarmente apprezzato il suo testo, ha creato un video completo di immagini, sottofondo musicale e voce recitante. «L’ho visto, bellissimo» mi dice, di nuovo stupita.

Un libro in vista? «Non ci penso» risponde. Le piacerebbe invece recitare poesie in vernacolo, come fece nel 2001 a Fermo per le Serate poetiche promosse dalla Dante Alighieri, alla presenza del prof. Vittorio Girotti.

Un ultimo tratto da aggiungere è la sua predilezione per il numero 9: il giorno del suo compleanno, del compleanno del padre, dell’anniversario di matrimonio dei genitori, del civico di casa del marito in Germania, del funerale del papà il 9 novembre 2017. E della nostra bella chiacchierata.

Adolfo Leoni, Sabato 20 novembre 2021

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