Le Carte di Gianni, la mostra di Giacomo. L’Italia di Dante

Se c’è un personaggio che molto ha camminato, vagato, pellegrinato quello è Dante Alighieri. Cacciato dalla sua Firenze, con condanna a morte, per forti contrasti politici, gira gran parte d’Italia per trovare ripari e accoglienze. È un pellegrino pensoso, che riflette su quanto la vita gli sta riservando, sulla politica, sulla religione, sulle cose del mondo e del cielo.

È messer Durante a inventare l’Italia o è l’Italia a inventare Dante? Davide Rondoni propende per la seconda, perché «il “disio”, il desiderio, vero cuore d’Italia, energia che unisce la terra al cielo, il desiderio della bellezza, la fame di cielo unito alla terra, ha creato il suo poeta». E i poeti trovano le corde giuste per raccontare l’esistente.

L’antropologo Giacomo Recchioni, curatore della mostra

E una camminata, da pellegrini pensosi, dovremmo farla all’interno della chiesa di San Filippo, a Fermo, dove il gagliardo antropologo Giacomo Recchioni ha allestito la mostra L’Italia di Dante ovvero Viaggio nell’antica cartografia della Penisola. Grazie a quel gran collezionista che è Gianni Brandozzi da Ascoli Piceno, possiamo tuffarci nella sua incredibile collezione cartografica. Come dire: l’Italia vista nei diversi secoli, da diversi osservatori: dalla xilografia della Seexta Europae Tabula alla Cosmografia Universale di Sebastian Munster, dall’incisione su rame dell’Italiae Veteris Speciem alle Le Grands Voyages di Theodore De Bry, solo per citare alcune carte.

E Dante? Dante, si diceva, percorse una buona porzione di stivale, e venne nelle Marche. La mostra fermana, promossa dalla Regione, dal Comune di Fermo, dalle Associazioni Vidacilius e Giovane Europa, nasce con «la finalità – spiega Recchioni – di approfondire quei luoghi da lui frequentati e citati». Come Gradara, dove ambienta l’immortale storia di un amore tra Paolo e Francesca; come il Montefeltro e la rocca di San Leo; come Fonte Avellana, il Monte Catria, l’Eremo di Santa Croce; come Portonovo e Loreto cui fanno indiretto riferimento alcuni versi; come Urbisaglia e Senigallia citate da Cacciaguida, antenato di Dante.

E Fermo? Fermo o, meglio, il suo dialetto, che poco piacque al ghibellin fuggiasco, compare nel De Vulgari Eloquentia. «Dante – scrive Recchioni – trascorse un periodo d’esilio presso la Curia Pontificia locale, per poi fare rotta verso il bacino del fiume Tronto». Il Tronto poi citato nel Canto VIII del Paradiso. Concludo con Franco Cardini che riporta alcune parole della Suzan di Leonard Cohen: «Camminare, cavalcare, navigare, più tardi volare». Visitate la mostra…

Adolfo Leoni, Domenica, 21 novembre 2021

2 risposte a "Le Carte di Gianni, la mostra di Giacomo. L’Italia di Dante"

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