I fantasmi di Santa Croce al Chienti

Un drappello di 25 persone, domenica scorsa, sulla strada per la Basilica Imperiale di Santa Croce al Chienti, Casette d’Ete. Quante storie da raccontare oltre alla classica leggenda di Lotario e Imelda. C’è dell’altro, molto altro, che è quasi una sceneggiatura da film o da romanzo storico.

Dopo una trentina di minuti di cammino siamo prossimi alla chiesa, sul breve tratto dritto, di fronte ad essa.

Ed è qui che la sceneggiatura può svilupparsi e la macchina del tempo avviarsi…

È giorno ormai. Il sole fa capolino all’orizzonte sopra il mare. I cavalieri hanno cavalcato di notte, per non farsi subito scorgere. Cavalcato per diverse ore. Sono infreddoliti, hanno fame. È un gennaio duro quello del 1291. Issano le insegne dell’Ordine cistercense dell’abbazia di Chiaravalle di Fiastra. Il papa li protegge, sullo scacchiere politico quell’abbazia è importante e sempre è stata fedele al pontefice di Roma. Non come l’altra… l’indocile, la dissidente. Imperiale sin dalle radici, imperiale sino al crollo di Manfredi d’Altavilla.

Manfredi d’Altavilla

L’ordine è tassativo: prendere con la forza il ribelle monastero di Santa Croce al Chienti. Papa Gregorio IX ne voleva la subordinazione a Fiastra, ai Cistercensi. Jacopo, il forte e volitivo abate di Santa Croce, trovò ogni pretesto per la propria autonomia e la propria libertà. Non fu da meno l’ultimo, Filippo.

L’attuale Santa Croce

Ed ecco i soldati, allora. Il caso da risolvere con la forza. Sono pronti allo scontro, alla battaglia. Le mura di Santa Croce sono poderose, e le sue porte non s’erano aperte, giorni prima, all’abate Martino da Fiastra e ai suoi uomini. Ma stavolta sarà diverso. Le porte risultano spalancate. Il monastero è silenzioso. Sembra abbandonato. È abbandonato. I monaci sono fuggiti. Fuggito è l’abate Filippo. Gli Svevi protettori hanno perduto. L’impero si sfalda. I ghibellini sono in rotta. Solo quattro monaci sono restati e attendono di correre incontro al vincitore di turno…

Otto secoli da allora ma l’immagine è ancora vivida.

Il violoncello di Monica del Carpio

Il drappello di turisti entra in chiesa. E si stupisce. È accolto dal violoncello di Monica Del Carpio, dal mio racconto sugli amanti sfortunati, dalle parole di Manfredo Longi dell’Associazione Santa Croce. Ad ascoltar bene potrebbero anche captare le voci di Filippo in fuga che saluta per sempre i suoi figli monaci scomunicati; a veder bene potrebbero cogliere i fantasmi di chi costruì, visse e difese Santa Croce. E il tramonto dell’aquila imperiale.

Adolfo Leoni, Domenica, 28 novembre 2021

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