Cartoline da… Armellini. Falerone raccontato in altro modo

Ogni paio d’anni, Marco Armellini ci fa un dono. Il dono di un libro.

I suoi scritti risultano preziosi. Perché riguardano la nostra storia. La storia delle nostre contrade. Della nostra gente. Dei palazzi, strade, piazze, lapidi, chiese, degli esercizi commerciali, dove si è vissuti, dove viviamo oggi e dove vivranno domani i nostri figli e nipoti.

Le ricerche di Marco aiutano la nostra consapevolezza di essere l’ultimo anello, per ora, di qualcosa e di qualcuno che ci ha preceduti, e sono sempre l’occasione per riallacciare la corda che ci unisce a generazioni susseguitesi. Non è tagliando i ponti che cresceremo, ma è incrementando ciò che già è stato fatto e costruito.

Marco studia, gira biblioteche, si muove tra i banchi dei mercatini alla ricerca di chicche librarie, penetra archivi privati e pubblici, scartabella, prende appunti, sottolinea, legge documenti, chiede traduzioni. E si confronta. Dimostrando umiltà nel suo lavoro, così come metodo e rigore nella ricerca.

A volte lo penso come un monaco, di quelli che salvarono, ricopiandoli, i manoscritti antichi, sottraendoli all’incuria e, soprattutto, alla dimenticanza dei tempi e degli uomini. Dando loro nuova vita e proponendoli come testimonianza di tempi andati cui confrontarsi. Senza confronto non c’è crescita, c’è solo la presunzione delle proprie intuizioni – magari giuste – ma inverificate.

Questa volta Marco ha fatto altro. Con Falerone nelle cartoline d’epoca (Andrea Livi editore) si è mosso nel campo dell’immagine. Un’immagine particolare: quella impressa nelle vecchie cartoline di luoghi, paesaggi, momenti storici, ed anche cartoline dell’incipiente crescita della promozione di attività commerciali.

Sono uno spaccato di come eravamo, di com’era quel mondo ordinato – ma questo non vuol dire migliore o peggiore: questo vuol dire meno complesso dell’attuale, più lineare, più schematico, più semplice da interpretare.

C’è un altro aspetto del nuovo libro che va sottolineato. Parlando di Antonio Emiliani, personaggio importante, e pubblicando le cartoline napoleoniche, Marco squarcia una tenda oscura che sino ad oggi ha coperto e nascosto un periodo contraddittorio sicuramente, ma comunque interessante e bisognoso di approfondimenti, come quello dell’Insorgenza antinapoleonica.

Emiliani ne scrisse, pubblicando nel 1911 per i tipi della tipografia Menicucci di Falerone, un volume dal significativo titolo I Francesi nelle Marche.

Ecco, ancora una volta Marco Armellini dissotterra un tema importante e ce lo pone di fronte.

Guardare le cartoline ci farà ricordare, e ci farà ammirare e apprezzare ciò che è stato. Magari anche con nostalgia, ma che non è rimpianto, ma forza propulsiva per nuovo impegno. Impegno suo, di Marco, per nuove pubblicazioni; nostro, per quello che sappiamo fare, nei diversi ambiti dove la vita ci ha posti.

Ha scritto Davide Bregola: «… Solo chi ha un villaggio nella memoria può essere un cosmopolita, chi non ce l’ha è un apolide».

Adolfo Leoni, domenica 5 dicembre 2021

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