Paolo Tartufoli: sette mesi di guerra al Covid. La testimonianza in un libro

Sta andando in stampa un libro dal contenuto di speranza. Il titolo è già evocativo:“Una Vita. Tante Storie. E forse anche un miracolo”. È una lunga intervista fatta a Paolo Tartufoli. L’ex Governatore (oggi Governatore onorario) della Confraternita della Misericordia di Montegiorgio mi ha raccontato i suoi sette mesi passati negli ospedali marchigiani a causa del Covid-19. Per tre mesi, Tartufoli è stato ricoverato al Murri di Fermo; gli altri quattro li ha trascorsi al Mazzoni e alla Clinica San Giuseppe di Ascoli Piceno. Una storia dolorosissima sotto aspetti diversi: la terribile malattia che segna corpo (i polmoni cessano di funzionare) e mente (si diventa estranei a sé), la mancanza di famigliari vicini (non potevano visitare il congiunto per motivi precauzionali), l’abbandono improvviso degli impegni professionali, tra cui il restauro del Santuario della Madonna dell’Ambro, il rischio ripetuto di morire.

Paolo Tartufoli

Con questo volume, che sarà editato da Albero Niro e presentato ovunque se ne farà richiesta (già ne sono arrivate diverse), Tartufoli vuol dare la propria testimonianza. Innanzitutto, la testimonianza della sua voglia di lottare, di vivere, di tornare dai suoi, di riprendere anche se in modalità diverse le sue attività e le sue passioni.

È vero, ha raccontato, a volte si stava lasciando andare, poi qualcosa però prevaleva facendo tornare la spinta a restare in questo mondo. E forse quella spinta scaturiva dalla vicinanza, se pure non fisica, della famiglia, degli amici, dei colleghi, dei tanti che, ancora oggi, gli dicono: “Abbiamo pregato, pregato tanto per te”. Un miracolo? Tartufoli non lo afferma mai apertamente, lo fa capire. Lo dicono invece alcuni medici di fama, magari intendendo dare al termine il significato di “straordinarietà”. Oppure, in altra maniera, parlando di una vicenda “sorprendente”. C’è stato infatti un momento in cui non c’era più nulla da fare, poi, pian piano la situazione ha iniziato a mutare. Il libro è anche un inno all’amicizia, alla serietà, ai rapporti umani. Non manca il ringraziamento alla scienza, ai medici, agli infermieri, che hanno fatto l’impossibile. Ovunque, Tartufoli ha trovato oltre alla preparazione anche un forte sentimento umano che fa la differenza.

Il volume, oltre ad alcune “immagini” di gaie vicende del protagonista, che sono servite ad alleggerire il tema malattia, contiene anche contributi di chi ha frequentato e conosce Tartufoli: sanitari, ex colleghi di lavoro, collaboratori della Confraternita della Misericordia.

È un invito ad amare la vita, a viverla intensamente, e, per quanto riguarda l’oggi, a rispettare le indicazioni degli scienziati.

Adolfo Leoni, giovedì 20 gennaio 2022

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