Loro Piceno. La terra del vino cotto. Visitiamo l’Azienda agricola Lorese

Dire: Loro Piceno è dire vino cotto. E dire lavoro è dire campagna, viti, cantine… E dolci colline. Come quelle che scorgo scendendo da Massa Fermana e risalendo per Loro. Mi hanno consigliato una azienda locale, gestita da un giovane gagliardo, aperta a diverse novità addizionate alla specialità del luogo.

Il titolare Cristian Ercoli

Lui è Cristian Ercoli, 37 anni, ha studiato da ragioniere e programmatore. Ha scelto poi di starsene tra vitigni, uve e buon vino cotto. Una passione che viene da lontano. Ed esattamente da nonno Decimo Forti, che il “cotto” lo produceva anche quando non si poteva (incomprensibili norme, superate poi dal tempo e dall’intelligenza). Mentre il mosto bolliva, i contadini mettevano un ragazzino a controllare la strada per avvisare di sconosciuti in perlustrazione.

Nonno Decimo ha costruito anche alcune botti. Eredità orgogliosa del nipote.

Bene! Ho raggiunto l’Azienda agricola Lorese dove va visitata assolutamente la cantina che si trova in via Cerrone Varco, 41.

C’è il prato davanti, ci sono diversi ulivi e scodinzolano gioiosi José e Billy.

Panche in legno presidiano l’ingresso. Il punto vendita (un altro ce n’è presso il ristorante Da Luana), con le bottiglie in fila, è già luogo accogliente e famigliare. Procediamo nella visita. Il locale successivo è quello che ospita le tre caldaie in rame per la bollitura del mosto. Una di queste fu tratta – era murata e aveva una serpentina particolare – da una cantina di un nobile palazzo lorese. Per portarle a temperatura ardono tre forni collocati all’esterno. «È qui – spiega Cristian – che si svolge il lavoro più duro: cinque giorni ad alimentare il fuoco, continuativamente».

Ma lo stupore esplode scendendo al piano inferiore. È la cantina vera e propria, sapore d’altri tempi, sapore di buono, odore di legno. Quante botti sui diversi binari? «Una sessantina». Il rovere impera. Tre botti prendono i nomi di famiglia: Brenta (sorella di nonno Decimo), Decimo e Rita sua moglie. All’interno del grande locale se ne incunea uno più piccolo: è la sala degustazioni con la botticella più antica: un secolo di vita. Alle pareti, i diplomi e i premi vinti, specie in terra di Francia, quella del terroir.

La botte più vecchia

«Il vino cotto – ci viene spiegato – ha un colore ambrato scuro, un profumo con sentori di caramello e miele, un sapore morbido». L’azienda produce anche Sapa (prodotto antico, ottenuto «da lunga cottura a fuoco diretto di mosto d’uva»), Visciole e Cotto (fermento di visciole e zucchero, maturato insieme al vino cotto). E non manca l’olio extravergine di oliva ricavato dal Piantone di Mogliano, Leccino e Sargano.

Una sala esterna alla cantina accoglie meeting ed incontri. Uscendo, mi attira un libro. Alcune pagine sono dedicate a Decimo, definito «potatore esteta». Mi saluta Simone, figlio di Decimo. Anche lui nell’impresa.

Adolfo Leoni, venerdì 28 gennaio 2022

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